|
descrizione
Martin Buber (Vienna
1878, Gerusalemme 1965) è uno dei più
grandi intellettuali ebrei del Novecento nonché
uno dei più autorevoli esponenti del pensiero
dialogico affermatosi in Europa dopo la Prima Guerra
Mondiale. Nel periodo degli studi universitari aderisce
al sionismo e nei primi anni del Novecento intraprende
lo studio del chassidismo. La sua opera più celebre,
Ich und Du, è pubblicata nel 1923. Nel
1938 abbandona la Germania e si trasferisce a Gerusalemme,
ove insegna Filosofia Sociale all’Università
Ebraica. Negli anni del secondo dopoguerra è
tra i fautori della creazione di uno stato binazionale,
arabo ed ebraico, in Palestina. Intraprende la sua "versione
in tedesco" della Scrittura negli anni Venti, insieme
a Franz Rosenzweig. Dopo la sua prematura morte la prosegue
e la porta a termine all’inizio degli anni Sessanta.
Beninteso, non si tratta di una traduzione fra le altre
ma di una Verdeutschung volta a far risuonare
nell’oggi il ritmo del linguaggio biblico e a
condurre il lettore alla riscoperta della “oralità”
che costituisce il carattere originario della Bibbia,
Parola che accade tra Dio e l’uomo. Nel
saggio di Buber che qui si propone, come nei brevi scritti
di Rosenzweig in appendice, vengono esplicitati i criteri
ai quali i due autori si sono attenuti nel loro tentativo
di “rendere in tedesco” la Scrittura.
La
traduzione a cura di Nunzio
Bombaci del Supplemento di Buber
è accompagnata da un saggio introduttivo di Paola
Ricci Sindoni e da un'Appendice di testi rosenzweighiani
a cura di Claudia
Milani. I tre scritti in Appendice sono
i seguenti: Dello spirito della lingua ebraica
( Vom Geist der hebräischen Sprache, in
F. Rosenzweig, Der Mensch und sein Werk. Gesammelte
Schriften, 4 voll., Martinus Nijhoff, Den Haag
1976-1974, pp. 719-721); La Scrittura e la Parola
( Die Schrift und das Wort, ibidem, vol. III,
pp. 777-783); Lettera a Martin Goldner ( Brief
an Martin Goldner, ibidem, vol. I., Briefe
und Tagebücher, cur. di R. Rosenzweig e E.
Rosenzweig-Scheinmann con la collaborazione di Bernhard
Casper, pp. 1158 – 1162).
|