Pensiero religioso liberale.
Lineamenti, figure, prospettive

"Pensiero religioso liberale"
è una categoria perlopiù poco conosciuta
o confusa con "teologia liberale". Per
ovviare, il libro traccia un rigoroso profilo storico
e teoretico di questa tradizione che attraversa
la modernità. Se le origini sono nell'Umanesimo,
con i dialoghi ecumenici di Nicolò Cusano,
la sua storia si intreccia con il tentativo di affermare
i principi della libertà religiosa e della
tolleranza nel mezzo dell'Europa dilaniata dalle
guerre confessionali. Tra i protagonisti vi sono
filosofi, riformatori e mistici: Pico della Mirandola,
Erasmo da Rotterdam, Sebastian Franck, Sébastien
Castellion, Giordano Bruno... Pur con accenti diversi,
in ciascuno di loro è riconoscibile un denominatore
comune: il religioso, lungi dall'essere ciò
che divide gli uomini, sgorga dalla natura profonda
dell'umano, dalla sua coscienza, quale che sia il
luogo in cui capita di vivere. Per il pensiero religioso
liberale, quindi, il religioso è un a priori,
un trascendentale connaturato all'uomo: un orizzonte
di senso che può assumere vari nomi, e ha
la sua ragion d'essere nel giustificare, redimendola,
la vita di fronte agli enigmi dell'esistenza, siano
essi il male o la sofferenza dell'innocente. Una
prospettiva sviluppata da Lessing, Kant, Schleiermacher,
Jaspers e che, per l'autore, oggi aiuta a orientarsi
tra secolarizzazione e fondamentalismi, tra pluralismo
delle fedi e nichilismo.
Roberto Celada Ballanti
è professore associato di Filosofia della
religione presso il Dipartimento di Filosofia dell'Università
di Genova. Tra i suoi lavori ricordiamo: Libertà
e mistero dell'essere. Saggio su Gabriel Marcel,
Genova 1991; Esistenza e destinazione etica.
Studi sul pensiero contemporaneo, Alessandria
2001; Erudizione e teodicea. Saggio sulla concezione
della storia di G.W. Leibniz, Napoli 2004.
Per la Morcelliana ha pubblicato il volume Fede
filosofica e libertà religiosa. Karl Jaspers
nel pensiero religioso liberale (1998) e ha
tradotto e curato: K. Jaspers - R. Bultmann, Il
problema della demitizzazione (1995); K. Barth,
Dio e il niente (2000).
|