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Hans Küng. La mia battaglia per la libertà

di Edoardo Simonotti

   Nella collana “L’albero dei limoni” (diretta da Gerardo Cunico) dell’Editrice Diabasis è apparsa la traduzione italiana del primo volume del densissimo racconto autobiografico di Hans Küng (ed. orig. Erkämpfte Freiheit. Erinnerungen, Piper, München 2002), straordinaria attestazione di un intenso percorso di ricerca intellettuale, ma anche autorevole testimonianza di alcuni dei più significativi momenti della storia della chiesa contemporanea. Uno dei teologi cattolici più importanti e discussi del nostro tempo racconta così i suoi primi quarant’anni di vita, rievocando il periodo giovanile trascorso in Svizzera (con l’incombente minaccia del nazionalsocialismo), gli studi filosofici e teologici a Roma presso il prestigioso Collegium Germanicum, l’incipiente attività di teologo, le prime resistenze vissute all’interno della chiesa e la partecipazione ai lavori del Concilio Vaticano II.

   Il Leitmotiv della narrazione di Küng è la costante e tenace interrogazione sul senso della libertà umana, un senso che viene via via chiarendosi solo nel concreto impegno per la sua stessa realizzazione: «una battaglia per la libertà nella nazione e nella chiesa, nella teologia come nella vita personale. Un libertà conquistata lottando» (p. 15). Libertà vissuta, dunque, che nel percorso biografico del teologo di Tubinga si intreccia continuamente con termini quali obbedienza e scelta, fiducia e crisi, istituzione e chiesa, dogma e rinnovamento, infallibilità e riforma, cattolicità e ecumenismo. Il volume è un’autentica raccolta di “memorie”, in cui vengono rievocati gli incontri, tra gli altri, con alcuni dei più importanti teologi del Novecento (Barth, Rahner, von Balthasar), ma anche con le figure dei papi Pio XII, Giovanni XIII e Paolo VI (nonché con il giovane teologo Joseph Ratzinger). Il sottotitolo di questo scritto non deve però trarre in inganno: nonostante molte pagine riescano a rievocare con suggestivo pathos eventi anche ormai lontani, in realtà il racconto autobiografico di Küng pare proporsi non solamente come narrazione di ciò che è rimasto nella memoria dell’autore, ma anche come esposizione il più possibile supportata da dovizia di particolari, dal costante utilizzo di documenti ufficiali e lettere personali. Nella consapevolezza che, di fronte alle facili stigmatizzazioni o caricature della sua figura di «spirito battagliero», «una autobiografia con informazioni di prima mano può aiutare a evitare ipotesi, supposizioni e interpretazioni fallaci» (p. 14).
Consultabile online sul Giornale di filosofia della religione (www.aifr.it)
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