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Pensare l'attualità, cambiare il mondo

di Emilio C. Corriero

   Il 7 e 8 maggio si è svolto a Torino il Convegno internazionale in onore di Gianni Vattimo Pensare l’attualità, cambiare il mondo. La filosofia di Vattimo si propone infatti non come una pratica intellettuale distante dall’attualizzazione, bensì come una prassi culturale che ha l’intento di agire nel mondo della vita aprendolo al cambiamento. L’iniziale formulazione del pensiero debole che risale al 1983 e che nasceva sull’onda della Verwindung heideggeriana quale destino dell’Occidente nell’epoca della ‘morte di Dio’, ha saputo integrare le critiche cui si esponeva sin da principio, maturando una lettura ermeneutica strettamente legata alla storia e in grado di tenere nel tempo. Il convegno, che è stato organizzato dal comitato presieduto da Gaetano Chiurazzi, docente di Ermeneutica Filosofica all’Università di Torino, con la collaborazione della Facoltà di Lettere e Filosofia, della città di Torino e della Compagnia di San Paolo, ha visto intervenire studiosi italiani e stranieri come Aldo Rovatti, Wolfgang Welsch, Jean Grondin, Claudio Ciancio, che hanno perlopiù sottolineato gli aspetti critici del pensiero debole e dei suoi esiti. Durante i lavori e soprattutto nell’intervento conclusivo, Gianni Vattimo ha raccolto l’invito alla discussione mostrando come effettivamente il proprio pensiero, così esposto negli anni alle critiche più varie, abbia saputo e sappia, proprio in virtù del suo carattere aperto e tollerante, disporsi al dialogo con le culture, leggere il presente e proporre vie di fatto.

   L’inazione a cui sembrava essere relegato un pensiero che in definitiva teorizzava l’indebolimento delle categorie forti e delle ideologie in generale, ha trovato nel suo dialogo con il pragmatismo (rortyano) e ultimamente con un marxismo (Ecce Comu, Fazi, 2007) privo di assoluti, un’interpretazione dell’attualità in grado di proporre soluzioni e non solo ‘letture’. Anche l’istanza religiosa ha trovato, da Credere di credere in avanti, una soluzione debole nell’idea che la ‘morte di Dio’ rappresenti, oltre che lo svuotamento delle categorie metafisiche, una secolarizzazione intesa quale progressivo indebolimento che conduce infine ad una religiosità antiessenzialistica e più esistenziale. Al di là dell’omaggio a Vattimo, il Convegno ha voluto illustrare la ricezione del pensiero debole in Italia come all’estero, evidenziando una visione articolata e storicistica votata allo scambio e all’integrazione.
Consultabile online sul Giornale di filosofia della religione (www.aifr.it)
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