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Un resoconto della Welte-Tagung '05

di Paolo Fenu

   È l'uomo realmente libero? Suona così la domanda-guida della giornata di studi organizzata il 16 luglio 2005 dalla Bernhard-Welte-Gesellschaft. L'incontro annuale in onore del filosofo, fondatore della cattedra di Filosofia della religione cristiana nella Facoltà di Teologia dell'Università di Friburgo, ha avuto come cornice il castello di Meßkirch, suo paese natale, un'ala del quale è stata utilizzata come museo in onore a Martin Heidegger. I riferimenti ad Heidegger, d'altronde, durante lo svolgimento delle attività della giornata, non sono mancati.

   I lavori, dopo i consueti saluti e ringraziamenti di autorità e società organizzatrice, sono stati aperti da Bernhard Casper, successore di Welte nella cattedra di Friburgo, il quale ha tracciato con precisione le linee guida della posizione del maestro. In seguito alla discussione, alimentata in particolare dalle precise domande del Professor De Vitis, si sono costituite tre tavole rotonde, guidate da Ludwig Wenzler, Holger Zaborowski e da Stephanie Bohlen. Il primo circolo di lavoro si è incentrato sull'analisi dei passi dell'opera di Welte che fa da guida all'intera giornata, ossia Determinazione e libertà, mentre gli altri, su due opere recenti (Das Handwerk der Freiheit di Peter Bieri e Hinforschung und Willensfreiheit di Christian Geyer, entrambi usciti nel 2004 rispettivamente presso Fischer e Suhrkamp) che per tematiche sono molto vicini all'opera di Welte del '67, e ne testimoniano la validità e attualità ai giorni nostri. Raramente in filosofia il concreto confronto con la ricerca scientifica ha avuto esiti così fertili, come nel caso che vide la genesi dello scritto Determinazione e libertà di Welte. Il testo, alla cui base sta la nostra domanda guida sulla realtà della libertà umana, ha come retroscena il dibattito suscitato negli anni '60, in campo scientifico, dalla ricerca comportamentale e quella neuro-fisiologica. Il confronto in particolare avvenne con Konrad Lorenz, autore del testo Il cosiddetto Male. Sulla storia naturale dell'aggressione, che indaga la legge dei comportamenti d'aggressione negli animali, legge che, per natura, può essere estesa anche all'uomo. Altro punto di riferimento fondamentale fu Erich von Holst, che cercò di convalidare la legge comportamentale scoperta da Lorenz mediante esperimenti fisio-cerebrali. L'attualità di tali ricerche è stata rinnovata in seguito dagli esperimenti del neurologo Benjamin Libet.

   La domanda, che supera l'ambito scientifico divenendo questione filosofica, è se sia possibile determinare pienamente l'uomo attraverso leggi scientifiche, e, data la piena conoscenza di tali leggi, non sia possibile pilotarne qualsiasi decisione. Al fondo rimane la questione fondamentale, lo ricordiamo, della concreta libertà umana, e della possibilità che, nel caso il proprio libero auto-determinarsi sia solamente una illusione, chiunque venga privato della responsabilità riguardo le proprie azioni. In tal modo cade qualsiasi riferimento al bene e al male. Sin dall'inizio, precisa Casper, anziché in una dimensione chiusa e isolata, come nel cartesiano "io penso" in sé sussistente, incontriamo noi stessi in quanto uomini già da sempre in un mondo, sempre in relazione con la molteplice realtà in cui solo siamo e viviamo. Al di là di mondo e relazione non è possibile alcuna conoscenza, alcun volere e agire umano. È evidente il richiamo all'Essere-nel-mondo heideggeriano. Ora, sono due i possibili modi di rapportarsi al fondamentale circolo di cose e mondo, alla realtà, in cui sempre e solo esistiamo: da una parte noi ci avviciniamo al reale e a noi stessi scomponendolo in modo causa-analitico, che è il modo di operare delle scienze moderne. In questo senso, noi stessi, in quanto esseri viventi e biologici possiamo essere determinati causalmente, il che significa, come insegna Kant, attraverso la legge dell'effetto nel tempo. Ciò che invece Welte ricerca nelle pagine di Determinazione e libertà è un'esperienza che ponga l'uomo non come un ricercatore di fronte al mondo, le cose e se stesso, e questi come oggetto di ricerca, ma un'esperienza semplice e non scomponibile, pertanto iniziale e originaria: è la comune esperienza della semplice frase: « io sono qua » (« ich bin da »).

  Anziché stare in aperta contraddizione con il modello causa-analitico utilizzato dalle scienze, il non derivato « io sono qua » si dà piuttosto come il presupposto di qualsiasi conoscenza, desiderio e volere; è il luogo in cui solamente è possibile applicare la categoria della causalità come strumento di ricerca del reale. Solo a partire da questa comune frase è contenuta la necessità che permette di rivolgersi a se stessi e al mondo delle cose; brevemente, ciò che esprimiamo dicendo « io sono qua » è l'apertura al futuro, il punto sorgivo dal quale è possibile rapportarsi al mondo e alle cose. È il momento centrale della relazione di Casper: l'«io sono qua» indica il luogo della possibilità della libertà o della non-libertà dell'uomo. Attraverso di esso si mostra come, essendo già da sempre nel circolo fondamentale di cose e mondo, essendo determinata da essi, la libertà dell'uomo, il libero agire umano, anziché essere assoluti, rispecchiano già da sempre una libertà condizionata. È il momento del superamento della apparente contraddizione che porta il titolo del testo di Welte: non è possibile alcuna libertà umana che non sia determinata; il concreto realizzarsi di essa, il portare a compimento un'azione è possibile solo nella misura in cui si dà qualcosa che la determini. In tal modo giungiamo a un altro passaggio fondamentale del testo di Welte e della discussione della giornata a lui dedicata: tra il divenire cosciente di un desiderio e la sua concreta realizzazione rimane un ineliminabile intervallo nel quale è possibile non tradurre tale desiderio in azione. È ancora una volta Casper a porre in modo chiaro la posizione di Welte riguardo al luogo decisivo per determinare tutte le nostre realizzazioni, in cui è possibile trasformare o meno in azione un desiderio o volere.

   È la classica risposta della filosofia occidentale: ciò che determina la nostra finita e condizionata libertà è il Bene. Esso si mostra infinito, come motore del nostro finito volere e auto-realizzazione, che anziché esaurirsi nei confini finiti di un'azione, si rinnova in continuazione. In quanto tale, il Bene, pur essendo ciò a partire da cui viene determinata per eccellenza la nostra libertà, non è a sua volta determinabile. Essendo di contenuto infinito, si pone ogni volta in modo differente, condizionando così qualsiasi azione e rendendo responsabile l'autodeterminazione dell'uomo. Ciò che è emerso nei vari momenti della giornata di Meßkirch è lo sforzo che segna tutto il percorso filosofico di Bernhard Welte, di indagare sotto vari aspetti la peculiarità dell'essere uomo, di renderlo maggiormente comprensibile e farlo così più vicino a noi. E la domanda "È l'uomo realmente libero?" è a pieno titolo uno di questi, fondamentali, tentativi. Concludendo, con Welte, è possibile rispondere che l'uomo è realmente libero nella misura in cui diventa cosciente di non essere capace di libertà assoluta, ma di una libertà in ogni modo condizionata e determinata, in primo luogo dalla sua natura di essere finito, mortale, che può volere solamente ciò che è possibile determinare attraverso le leggi naturali. Ma soprattutto, nel suo libero autorealizzarsi l'uomo è determinato e condizionato dal Bene, infinito e a sua volta incondizionato. Posto questo, per citare lo stesso Welte, noi siamo coloro che possono comprendersi solamente nel campo da gioco di finito e infinito.
Consultabile online sul Giornale di filosofia della religione (www.aifr.it)
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