Ricordando Paul Ricoeur.
L'eredità di un impegno tra etica, giustizia
e convinzione
di Mauro
Cinquetti
Si
è tenuto a Roma il 10 e 11 gennaio 2006 il Convegno
internazionale Paul Ricoeur. L’eredità
di un impegno fra etica, giustizia e convinzione, organizzato
dal Dipartimento di Filosofia dell’Università
di Roma Tre, dalla Lumsa e dalla redazione romana della
rivista "Prospettiva Persona".
Martedì 10 gennaio gli incontri
si sono tenuti nel pomeriggio presso l’aula Verra
dell’Università di Roma Tre. Dopo i saluti
del preside della facoltà Michele Abrusci è
toccato alla prof.ssa Francesca Brezzi, tra le prime
in Italia ad occuparsi del pensiero di Ricoeur, assumere
la presidenza del convegno ricordando le presenze in
Italia del filosofo francese scomparso il 20 maggio
2005. Spezzato il dialogo «faccia a faccia»
con il filosofo resta ora la possibilità di incontrarlo
nella lettura dei suoi testi e della sua opera in un
lavoro inesauribile di interpretazione. È toccato
quindi al prof. Giacomo Marramao esporre una relazione
da titolo L’enigma del potere in Ricoeur. La relazione
si è soffermata su un testo ricoeuriano del '55
dedicato alla "questione del potere". In esso
il cristianesimo viene presentato come una rottura poiché
esso ha posto fine alla distinzione tra azione e contemplazione:
nel cristianesimo tutta la morale è pratica,
segnata da un’esigenza di amore. La teologia di
san Paolo esposta in Rom 13 espone così l'«enigma
del politico»: da un lato il cristiano è
chiamato a sottomettersi all’autorità dello
Stato e al suo potere di costringere ed esigere, dall’altro
deve però rimanere nella consapevolezza che lo
Stato educa ma non salva. Il male radicale del politico
sta nell’atteggiamento sofistico della "falsificazione
della parola" che il potere può attuare.
In seguito è toccato al prof. Peter Kemp illustrare
una relazione su L’éthique du siècle
de Ricoeur. Il relatore ha messo in luce la differenza
dell’etica ricoeurana rispetto a quelle di due
suoi predecessori: Durkheim e Bergson. Grazie ad Aristotele
e alla sua idea di «saggezza pratica» (phronesis)
e passando attraverso Kant (e la sua «legge di
universalizzazione») Ricoeur ha mostrato, in particolare
in Soi-même comme un autre (1990), il ruolo etico
della narratività nella formazione dell’identità
personale e della responsabilità.
La tavola rotonda successiva ha visto
coinvolti attorno al tema Racconto. Memoria Riconoscimento
alcuni studiosi. La prof.ssa Maria Teresa Pansera si
è soffermata sul concetto di «identità
narrativa», sottolineando la sua originalità
e capacità di unificare i momenti dialettici
dell’identità personale tra passato, presente
e futuro. La prof.ssa Fabrizia Abbate si è concentrata
sul tema della memoria nelle sue sfaccettature (mia,
collettiva e dei “prossimi”) e sul ruolo
dell’immaginazione come capacità di comporre
gli eventi in una “coesione di vita” e quindi
come “lavoro sull’oblio”. Il dott.
Lorenzo Altieri ha invece esposto alcune riflessioni
sul tema del “riconoscimento” centrale nell’ultima
opera di Ricoeur (recentemente tradotta) Parcours de
la reconaissance: rispetto a Soi-même comme un
autre in quest’opera è possibile individuare
una maggiore accentuazione dell’aspetto di reciprocità
del riconoscimento dell’altro (non più
solo interiorizzato, ma autentico polo dialettico) che
si esprime nella forma dello scambio dei doni, figura
di riconciliazione e superamento del tragico. La dott.ssa
Giovanna Costanzo ha affrontato il tema del male (nella
duplice dimensione di male commesso e male sofferto)
in particolare alla luce del saggio sul male del 1986
e ha delineato la strada da un lato dell’agire
etico contro il male e dall’altro del “lavoro
del lutto”. La prof.ssa Giulia Paola Di Nicola
ha posto attenzione al legame tra Ricoeur e Mounier,
alla componente relazionale del pensiero ricoeuriano,
al confronto con Lévinas sul tema della reciprocità.
Infine la prof.ssa Paola Ricci Sindoni ha avanzato alcune
riflessioni a partire dal confronto tra Ricoeur e Barth
sul tema del male e del niente: Barth sceglie la teologia,
che è scelta di vedere Dio da vicino, Ricoeur
sceglie di essere filosofo e di vedere Dio da lontano.
Vedere Dio simultaneamente da vicino e da lontano, da
teologi e da filosofi è la sintesi auspicabile.
Mercoledì 11 gennaio il convegno è proseguito
nella sala convegni della Lumsa. Dopo il saluto della
preside prof.ssa Maria Grazia Bianco che ha ricordato
un incontro con Ricoeur alla Lumsa, la prof.ssa Donatella
Pacelli ha assunto la presidenza e ha coordinato gli
interventi. Il prof. Attilio Danese ha parlato sul tema
La dialettica tra amore e giustizia: la sovrabbondanza
gratuita dell’amore e la logica dell’equivalenza
tipica della giustizia espressa nella “regola
d’oro” aprono una dialettica che attraversa
il pensiero etico-politico di Ricoeur aprendo su temi
come la convivialità, la sollecitudine per gli
altri, la stima di sé, il ruolo delle istituzioni.
Il prof. Marcelino Agis de Villaverde
(Paul Ricoeur: ètica e interpretaciòn)
ha invece dato un’illustrazione sintetica del
percorso ricoeuriano dalla formazione, alla tappa fenomenologica,
alla tappa ermeneutica in tutte le sue articolazioni,
fino all’approdo finale di una “filosofia
pratica” di carattere etico-politico e con il
passaggio dal testo all’azione. Successivamente
è stata la volta del prof. Domenico Jervolino
che ha cercato di trovare un filo conduttore nell’immensa
opera di Ricoeur (L’unità dell’opera
di Ricoeur alla luce del Parcours): la “questione
del soggetto” è stata da lui individuata
fin dagli anni ’80 come centrale nel percorso
ricoeuriano, lo stesso filosofo ha riconosciuto nel
concetto di homme capable l’elemento di unità.
L’accentuazione etico-antropologica delle ultime
opere è la conferma di questa tendenza verso
un’ontologia dell’umano che non vuole essere
“trionfante”, ma sempre precaria, centrata
sulla reciprocità e il cui modello è la
traduzione (nella quale è essenziale che i termini
in relazione mantengano comunque un’irriducibile
diversità). Il prof. Pierfranco Malizia ha proposto
alcune provocazioni sul tema Paul Ricoeur e la giustizia
“giusta” sottolineando, a partire da Soi-même
comme un autre, l’importanza di una giustizia
in contesto e non astratta e quindi l’impegno
a lavorare per un “giusto condiviso” attraverso
un’attività dinamica di confronto in cui
i significati diventano condivisi. Nel pomeriggio le
relazioni sono riprese con il prof. Antoine Garapon
con il tema Justice et reconaissance pour Paul Ricoeur
in cui è stato dato risalto al tema del riconoscimento
sociale a partire dall’indignazione e dalla differenza
tra reciprocità e mutualità. Punto di
approdo della filosofia politica di Ricoeur è
il “vivere bene con e per gli altri all’interno
di istituzioni giuste”, che sappiano riconoscere
l’uomo che agisce e che soffre.
Il tema della giustizia è stato
al centro anche dell’intervento della prof.ssa
Francesca Brezzi intitolato Dono e perdono: un atto
di giustizia? Partendo dal tema dell’oblio si
può arrivare a ricostruire il concetto di perdono
inteso come forma di oblio manifesto e attivo e quindi
difficile, che passa attraverso la condivisione delle
memorie e l’impegno a ripensare il passato, a
rivederne il senso per aprirsi alla liberazione dal
debito. Il perdono diviene allora una forma di dono
in cui il soggetto esce da una logica di scambio commerciale
e utilitaristico per aprirsi a un’economia del
dono in cui è libero di compiere atti gratuiti
caratterizzati da una spinta generosa verso il bene.
All’individualismo esasperato Ricoeur oppone così
un sé non “insulare”, ma che desidera
ritrovare il legame con l’altro, nella mutualità,
nella fiducia, nell’ospitalità. È
seguita una tavola rotonda sul tema Spiegare di più
per comprendere meglio presieduta dal prof. Roberto
Cipriani che ha suggerito la possibilità di assimilare
a Ricoeur il pensiero di Italo Mancini. La prof.ssa
Daniella Iannotta ha sottolineato il concetto ricoeuriano
di “arco ermeneutico” in cui lo spiegare
e il comprendere non sono alternativi ma si trovano
insieme in una stretta connessione. La prof.ssa Angela
Ales Bello ha proposto alcune riflessioni intorno al
tema “etica e memoria” mettendo in luce
la stretta consonanza tra Ricoeur e Husserl sul problema
della memoria e sollevando la questione del rapporto
tra memoria e immaginazione come capacità di
alterazione: di fronte al rischio dell’alterazione
volontaria della memoria con Ricoeur si può abbozzare
l’ipotesi di un “appello etico alla storiografia”.
Il prof. Luigi Aversa ha invece illustrato il rapporto
stretto tra il pensiero e il metodo di Ricoeur e la
psicoanalisi, mentre la prof.ssa Claudia Dovolich si
è soffermata sul concetto di etica secondo Ricoeur
come “riappropriazione del nostro sforzo per esistere”
alla luce anche delle decostruzioni di Freud e di Derrida.
Il prof. Giuseppe Martini ha sviluppato la dialettica
tra spiegare e comprendere nella direzione di una dialettica
tra memoria e lutto e tra traducibile e intraducibile
per poi delineare una soluzione nel concetto di narrazione,
unico modo di rapportarsi all’incomprensibile.
È toccato alla prof.ssa Daniella Iannotta tirare
le conclusioni della due giorni di convegno, e lo ha
fatto con le parole stesse che Ricoeur usò pensando
forse già alla sua dipartita: «Checché
ne sia della speculazione, mi sforzo di collegare al
lavoro del lutto una certa gaiezza. Sì, vorrei
che di me un giorno si dicesse: era un tipo molto gaio
e non soltanto un austero professore».
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