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ISSN 1826-6150
 
   
 
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letture
La teologia razionale nella
filosofia analitica
di Damiano Bondi

Questo volume è sorprendente, in senso letterale. A cominciare dalle note a piè di pagina: un apparato impressionante per quantità e sistematicità, che da solo rappresenta un fondamentale contributo — bibliografico e non solo — alla diffusione della conoscenza di un dibattito, in ambito analitico, di cui a noi normalmente non giungono che echi, spesso distorti. Proprio questo è il secondo tratto sorprendente dell’opera: apprendere che ancora oggi, nel contesto filosofico anglosassone — ovvero in un contesto spesso pregiudizialmente considerato come ultra-razionalista, post-illuminista, logicista tout court — si discute, e con fervore vieppiù crescente, della validità e della possibilità delle prove dell’esistenza di Dio. Mentre cioè nel “continente” con storicistico timore reverenziale si ritiene che Kant e Hume abbiano detto l’ultima parola in merito — e quest’ultima parola sarebbe “basta” — in ambito analitico si è invece avuto il coraggio, insieme al necessario equipaggiamento concettuale, di verificare se e in che misura le critiche kantiana e humiana alle varie prove dell’esistenza di Dio avessero valore: sono esse cogenti, necessarie e definitive, oppure relative, contingenti e provvisorie? E se sono relative, ovvero si riferiscono non a qualsiasi prova dell’esistenza di Dio, ma a specifiche prove, è possibile allora individuare/costruire/riformulare prove che risultino ancora razionalmente accettabili? I filosofi analitici raccolgono l’ardua sfida, si misurano col problema, e contribuiscono così a rinvigorire un dibattito da noi ormai stantio, riabilitando alla cittadinanza filosofica gli argomenti ontologico, cosmologico e teleologico, opportunamente “ritradotti” (e, dunque, anche “ripensati”) secondo i canoni dell’odierno vocabolario filosofico.

Micheletti articola in capitoli il volume proprio secondo tali argomenti — dopo il primo capitolo di carattere terminologico-introduttivo sullo statuto disciplinare della teologia razionale, della filosofia analitica della religione e del loro rapporto — presentandone così, assieme agli sviluppi storici nella filosofia analitica contemporanea, i diversi caratteri teoretico-argomentativi, le obiezioni e le contro-obiezioni. Scopriamo in tal modo come Anselmo conosca una seconda giovinezza legandosi alla logica modale (nelle rielaborazioni, tra gli altri, di C. Hartshorne, J. N. Findlay e A. Plantinga), come Leibniz possa essere chiamato in causa per formulare un argomento induttivo in favore del teismo (secondo le tesi per es. di R. Swinburne), come ancora l’argomento From Design sia ben più complesso e fondato rispetto alle banalizzazioni, spesso ideologiche, che ne vengono fatte nel dibattito culturale-giornalistico italiano. Menzione a sé infine per il cosiddetto “tomismo analitico”, corrente di pensiero cui Micheletti ha già dedicato interamente uno dei suoi precedenti lavori e che qui viene scandagliata secondo i suoi rapporti con la teologia razionale e le prove dell’esistenza di Dio in particolare: una disamina accurata, occupante un intero capitolo, che fa luce sulle questioni fondamentali delle dottrine di Tommaso così come oggi vengono riprese e tematizzate, tra gli altri, da J. Haldane, P. T. Geach, A. Kenny, B. Davies e W.P. Alston, con un particolare riferimento al tema dell’ipsum esse subsistens, ovvero alla dottrina secondo cui in Dio, a differenza che nelle sue creature, essenza e esistenza vengono a coincidere, giacché «l’essenza di Dio è esistere».

In definitiva, il volume di Micheletti rappresenta un unicum nel panorama storico-filosofico italiano — auspicabilmente un apripista, considerato che è il primo di una collana dedicata dalla casa editrice proprio a Metafisica tomistica e metafisica analitica — e tuttavia il suo primario valore di testimonianza non esclude che ivi l’Autore si confronti personalmente con i problemi trattati, nonché con le questioni fondamentali soggiacenti allo stesso approccio filosofico-analitico alla religione. Infatti, la razionalità filosofica, se applicata al problema di Dio — compito, questo, che l’autore giudica filosoficamente imprescindibile, anche se dovesse condurre a esiti ateistici o ateologici — apre a questioni ineludibili: per es. può l’analisi razionale, da sola, condurre alla credenza teistica, o serve unicamente come sostegno per affermare la ragionevolezza di tale credenza? In che rapporto sta la ragione (analitica) con la fede? Ne è condizione necessaria, sufficiente, oppure semplicemente accessoria? La riposta di Micheletti sembrerebbe propendere verso la terza ipotesi, nel senso che la teologia razionale e le prove a sostegno del teismo — sebbene in sé non siano elementi necessari né sufficienti alla credenza teistica — possono comunque essere utili, in alcuni casi e per alcune persone, in vista della maturazione di una fede autentica e consapevole. Del resto, come sostiene a più riprese l’autore, «l’esclusione dell’assurdo non implica l’esclusione del mistero».

Tuttavia, proprio a questo riguardo sorge un rilievo critico: che dire allora di quei misteri la cui formulazione dogmatica è, se non “assurda”, quantomeno paradossale, tanto da giustificarne la natura di “verità di fede” e non “di ragione”? Come si pone la filosofia analitica per es. rispetto al dogma dell’Incarnazione, per cui Gesù Cristo è «vero Dio e vero uomo, Figlio unigenito in due nature, senza confusione né mutamento, senza divisione né separazione»; oppure rispetto al dogma trinitario, secondo cui «vi è una sola divinità e potenza, che è Uno in Tre, e contiene i Tre in modo distinto»? Micheletti tratta soltanto tangenzialmente la questione, non essendo certamente questa la tematica propria del volume, accennando per es. nel capitolo conclusivo al tema degli attributi divini, ovvero al problema circa la possibilità, per la teologia razionale, non soltanto di dimostrare ragionevolmente che Dio esiste ma anche di indicare quale Dio esista, ovvero di stabilire quali attributi presenti il Dio esistente: anche qui, se la filosofia analitica può risultare utile per sviluppare coerentemente temi quali l’onnipotenza, l’onniscienza, la semplicità e l’eternità di Dio, più problematica appare la trattazione della personalità di Dio. Questo tuttavia non toglie — rileva Micheletti — che vi siano filosofi analitici i quali si sono misurati direttamente con problemi di natura prettamente teologica, come appunto la concezione di Dio in quanto Persona, la Trinità o l’Incarnazione. Si tratta insomma di una tematica — il rapporto tra la filosofia analitica della religione e la dottrina cristiana — che Micheletti saprebbe sicuramente enucleare sia nel suo sviluppo storico sia nei suoi gangli teoretici, contribuendo così, ulteriormente, a diffondere la conoscenza di tutta una costellazione di nomi e di idee che spesso ci sembra lontana, eppure ci tocca da vicino.

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