Religioni e Salvezza. La liberazione dal male tra tradizioni
religiose e pensiero filosofico raccoglie i contributi discussi
in occasione del Convegno nazionale “La liberazione dal
male nelle tradizioni religiose e nel pensiero filosofico”
(Genova, 17-18 novembre 2009). Promosso dalla Associazione Italiana
di Filosofia della Religione (AIFR) in collaborazione con il Centro
di Studi “Antonio Balletto” di Genova, l’appuntamento
si è segnalato per il tentativo di affrontare in chiave
interculturale e pluralistica il tema del male nelle principali
religioni storiche e nella tradizione filosofica, mirando all’esplicitazione
della sua radice ultima e alla individuazione delle diverse prospettive
di “liberazione”. A questo fine, attraverso una metodologia
interdisciplinare si sono confrontati gli esiti della ricerca
storico-religiosa e di quella filosofico-religiosa; e si è
tentata una illustrazione concreta e una verifica comparativa
delle diverse figure e semantiche del negativo e della sua problematica
risoluzione. Il tema della liberazione dai mali e del superamento
del male radicale viene così modulato attraverso una pluralità
concettuale e cadenzato in una ineludibile pluralità semantica:
enigma, ostacolo, scandalo, lacerazione, sete (tanha),
male vissuto e male agito sono diverse figure del negativo che
interrompono il positivo dell'esperienza mondana e innescano l’invocazione
religiosa e la domanda filosofica sull’origine, il senso
e il possibile superamento del male. Beninteso, un superamento
semantizzato in una molteplicità di vocaboli: risanamento,
salvezza, riscatto, redenzione, riparazione, estinzione (Nirvana),
e via discorrendo.
La prospettiva degli interventi ci pare risponda all’indicazione
proposta da John Hick, secondo cui occorre individuare un concetto
filosofico di religione interculturalmente valido e capace di
cogliere non un contenuto speculativo astratto ma un nucleo di
esperienza concreta a partire dalla quale si possano vedere convergere
le diverse religioni. In questo modo sarà possibile affermare
«una struttura soteriologica comune» attraverso la
quale le religioni «offrono una transizione da uno stato
radicalmente insoddisfacente a uno infinitamente migliore»
(Philosophy of Religion, 1963), pervenendo a un concetto
generale di salvezza/liberazione — cioè di «trasformazione
dell’esistenza umana dal centrarsi su di sé al centrarsi
sulla Realtà» — che pure assume forme specifiche
in ciascuna delle grandi tradizioni. È in tale prospettiva
che si collocano i contributi di Sergio Sorrentino e Gerardo Cunico.
Il primo argomenta intorno a una struttura trascendentale dell’esperienza
religiosa, proponendo tra le altre cose il recupero metodologico
delle categorizzazioni classiche in sede di teodicea (male fisico,
metafisico, morale) e istituendo la seguente concatenazione: rapporto
con il divino - offerta di senso - salvezza - liberazione dal
male. Domandandosi inoltre da cosa salvi la religione, Sorrentino
articola una riflessione che individua nella avvertita diastasi
tra senso e esistenza il punto di partenza per istruire una ricognizione
sulle religioni «attraverso un periplo riflessivo dell’approccio
ermeneutico alla loro prassi performativa», così
da tipizzare un vissuto salvifico in cui viene esperita la liberazione
dal male come integrazione tra offerta di senso di provenienza
allotria e sua sovradeterminazione rispetto al mondo
della vita. Sulla via aperta dalla lezione di Alberto Caracciolo
— il quale ha sistematicamente sottolineato il nesso tra
liberazione in sede etica, redenzione religiosa e interrogazione
propria del pensiero filosofico — si muove invece Gerardo
Cunico, il cui contributo è indirizzato a rilevare la pertinenza
del tema del male rispetto alla filosofia. Ancorando a una escursione
fenomenologica della dialettica "male-redenzione" nelle
grandi tradizioni postassiali una ricognizione diacronica, dal
pitagorismo al pensiero filosofico contemporaneo, egli identifica
nella redenzione (come processo centrato nella dimensione morale
o conoscitiva) il perno a cui perverrebbe la tradizione filosofica.
Come possibile punto di convergenza tra le proposte più
avvertite della contemporanea filosofia della religione, si profilerebbe
quindi una soluzione in cui l’impegno morale della lotta
contro il male e del perseguimento del bene come dover essere
(Sollen), portati al loro estremo, rivendichino e postulino
come correlato l’esigenza speculativa e la speranza pratica
di redenzione attesa dalla sfera della Trascendenza.
L’intervento di Massimo Iiritano delinea il profilo del
pensiero agonale di Sergio Quinzio, nel quale la speranza di liberazione
si incrocia con l’individuazione di una frattura intradivina
bisognosa di autoriparazione e insieme con il disperante avvertimento
umano del possibile fallimento della salvezza cosmico-messianica.
Concludono l’apparato filosofico i contributi di Marco Damonte
(che illustra incisivamente le diverse posizioni del dibattito
teodicale in ambito filosofico-analitico per mostrarne «gli
esiti fruibili nel pensiero contemporaneo»); di Maria Rita
Scarcella, la quale rileva le suggestioni neoplatoniche nel pensiero
di Jankélévic e Pareyson; e infine di Hagar Spano,
co-curatore del volume, che nel suo puntuale contributo di taglio
storico-filosofico richiama l’attenzione sul contesto illuministico
tedesco e — con speciale riguardo al tema della salvezza,
quale «nucleo stesso della cosa» religiosa —
ricostruisce in particolare il fecondo “dialogo” tra
Lessing e Eberhard intorno alla dottrina delle pene eterne, restituendolo
all’attenzione generale.
Sul versante storico-religioso il tema del male e della liberazione
dal male è più dettagliatamente trattato nei saggi
di Alberto Pelissero (Induismo), del rabbino Giuseppe Laras (Ebraismo),
di Giovanni Filoramo (Cristianesimo) e di Ida Zilio Grandi (Islam).
Tali contributi descrivono bene l’oscillazione che, entro
le diverse famiglie religiose, si verifica tra le correnti che
accentuano il valore della libertà umana e quelle “teonome”,
in cui la salvezza è perlopiù guadagnata nell’affidamento
fiduciale al divino. A tal proposito particolarmente illuminante
risulta il contributo di Gianfranco Bonola, in cui è presentata
la via buddhista alla liberazioni dal male; essa è articolata
in tre fasi progressive: l’iniziale terapeutica esistenziale
propria della tradizione Theravada, la via speculativo-metafisica
della corrente Mahayana e quella fideistico-devozionale
della religione del «voto» di Amithaba.
Pur in un quadro necessariamente sintetico il volume si offre
come un compromesso piuttosto riuscito tra profondità scientifica
e chiarezza espositiva, segnalandosi come un’agile guida
fruibile tanto nella didattica universitaria quanto nell’ambito
della divulgazione erudita. A tal proposito, sebbene si tratti
di Atti di Convegno, non sarebbe stata forse inopportuna una bibliografia
finale; inoltre, la trattazione della costellazione religiosa
ebraica al cospetto del male avrebbe forse guadagnato maggiore
esaustività tenendo conto, tra le altre, della figura del
rib suggerita da Paolo De Benedetti nonché delle
posizioni del “Post-Holocaust Jewish Thought”.