La triangolazione concettuale che si produce fra i tre termini
chiave — religione, etica e laicità — definisce
«un nodo problematico cruciale, particolarmente nevralgico,
del dibattito culturale, certo non solo filosofico, dell’età
moderna e contemporanea». Esordisce così Francesco
Paolo Ciglia, autore di uno dei contributi presenti in Religione,
etica e laicità, illustrando in modo puntuale le ragioni
che hanno animato e dato impulso al VII Convegno annuale dell’Associazione
Italiana di Filosofia della Religione (AIFR) di cui questo volume,
a cura di Hagar
Spano, raccoglie gli Atti. Gli interventi si segnalano immediatamente
non solo per la serietà e il rigore con cui gli autori
si muovono all’interno delle delicate questioni appena evocate,
ma soprattutto per la loro reciproca interazione e per il “dialogo”
che essi mantengono all’interno del testo offrendo una prova
tangibile di quel clima di proficuo confronto che costituisce
un patrimonio comune alle pur differenti posizioni espresse. Risulta
pertanto assai interessante provare a leggere il testo non come
una raccolta di saggi separati ma secondo una prospettiva tesa
a salvare l’unità di fondo, secondo un pluralismo
di voci tra le quali è possibile rintracciare tanto convinzioni
condivise quanto punti polemici e di netta divaricazione.
L’etica è l’asse fondamentale intorno al quale
gli autori di volta in volta fanno sapientemente ruotare le specifiche
dimensioni richiamate all'interno del testo — religione,
ragione, laicità, responsabilità, libertà,
tolleranza, diritti — sia all’interno di riflessioni
più marcatamente filosofiche, dirette verso un'esistenza
umana riuscita (S. Sorrentino, F.P. Ciglia), sia in quei contributi
che muovono da particolari considerazioni storico-critiche sul
presente (G. Limone, W. Kaltenbacher, C. Berner), sia infine in
quei tentativi di tematizzare tutta la problematicità del
concetto di pluralismo religioso quando viene accostato alle formulazioni
di Stato o politica della tradizione liberale (M. Micheletti,
F. Miano, E.C. Corriero). La capacità metodica di analizzare,
distinguere e anche ripensare i campi interessati sin dalla loro
radice etimologica permette agli autori di focalizzare vaste aree
semantiche, come quelle richiamate dal termine religione; con
essa, ad es. nel contributo di S. Sorrentino, viene inteso quel
rapporto con il divino che non sia né di impianto centripeto
(ossia incentrato sul privato) né di impianto centrifugo
(costituito da un demandare a una dimensione Altra) ma che sia
anzi una proposta di senso (F. P. Ciglia) capace di fiorire nella
condizione di una laicità come epochè, lontana da
“laicismi”. Lo schema interpretativo che tratteggia
Sorrentino può essere confrontato in maniera proficua con
le riflessioni esposte da C. Berner, M. Micheletti e F. Miano
intorno alla difficoltà di concepire una religione in chiave
privata di stampo liberale che restituisca un clima autentico
di laicità e tolleranza: «Una volta privatizzata
la coscienza del credente, la tolleranza diviene essenzialmente
inutile, senza oggetto, perché invece di esser conflittuale
il nostro rapporto con le altre credenza diventa indifferenza»
(C. Berner).
Le considerazioni appena esposte prendono forma tra le righe
di una interessante discussione portata avanti grazie all’ausilio
di J. Locke e della tradizione liberale fino a J. Rawls e sulla
quale è possibile rinvenire spunti di rilievo, in particolar
modo in merito al valore e alla coerenza dell’argument of
ignorance per fondare a livello teoretico, prima che pratico,
le espressioni di tolleranza e laicità. I nessi o, più
radicalmente, le dipendenze reciproche dei concetti richiamati
vengono riletti dagli autori seguendo prospettive e strade differenti
che contribuiscono a restituire al volume una impressione di completezza,
benché ogni prospettiva sia conscia dell’incapacità
di esaurire determinate aporie nella misura in cui esse sono legate
all’etica e quindi all’inesauribile campo della libertà
umana. La complessità costitutiva dell’orizzonte
nel quale si stagliano religione, etica e laicità non può
inoltre fare a meno di una visione che renda ragione non soltanto
della dimensione esistenziale ma anche della profondità
storica. Quest’ultima emerge nei contributi di alcuni autori
— G. Limone, W. Kaltenbacher — attraverso la lettura
del multiculturalismo contemporaneo, sia in raffronto alle posizioni
di J. Habermas e soprattutto dinanzi a un altro concetto diffusamente
dibattuto nel volume, ovvero alla cosiddetta secolarizzazione.
La laicità, chiusa o aperta, forte o debole, appare come
il terreno su cui la discussione dovrà infittirsi in futuro
allo scopo di “salvaguardare” un sistema culturale
nel quale la vita umana riesca a fiorire nella sua complessità
e ricchezza, sempre consci della possibilità di caduta,
di degenerazione in una laicità come occlusione o in un
fondamentalismo laico, del quale nel presente volume si occupa
E.C. Corriero nel suo riferimento alle “undici tesi contro
Habermas” di Paolo Flores d’Arcais.
Religione, etica e laicità sono dimensioni sempre più
legate, intrecciate, in continuo e reciproco scambio e ridefinizione
poiché, come afferma S. Sorrentino, «è il
terreno dell’etica, ossia il terreno di esplicazione della
libertà e della responsabilità individuale e comune,
che crea lo snodo efficace di una feconda coniugazione tra esperienza
religiosa autentica e laicità genuina». Eppure l’etica
è «essa stessa terreno di conflitti e contrasti»
(M. Micheletti) che una ragione adulta deve coscientemente
affrontare sapendosi assumere la responsabilità verso la
verità. D’altronde, come conclude Corriero, «ciò
che una “nuova laicità” deve sempre tenere
presente è che il grado di libertà (personale o
di azione politica) che può essere garantito nelle società
multiculturali e liberali dipende inequivocabilmente dal grado
di “conflittualità” che esse riescono a tollerare,
senza precipitare nello scontro armato e senza cadere nella tentazione
di un irrigidimento metafisico».