il giornale di filosofia della religione
autonomo, rigoroso, plurale. online dal 2003.
ISSN 1826-6150
 
   
 
l'Associazione Prima pagina Materiali e risorse Rubriche Info & contatti facebook
   
letture
Religione, etica e laicità.
Prospettive a confronto
di Andrea Fiamma

La triangolazione concettuale che si produce fra i tre termini chiave — religione, etica e laicità — definisce «un nodo problematico cruciale, particolarmente nevralgico, del dibattito culturale, certo non solo filosofico, dell’età moderna e contemporanea». Esordisce così Francesco Paolo Ciglia, autore di uno dei contributi presenti in Religione, etica e laicità, illustrando in modo puntuale le ragioni che hanno animato e dato impulso al VII Convegno annuale dell’Associazione Italiana di Filosofia della Religione (AIFR) di cui questo volume, a cura di Hagar Spano, raccoglie gli Atti. Gli interventi si segnalano immediatamente non solo per la serietà e il rigore con cui gli autori si muovono all’interno delle delicate questioni appena evocate, ma soprattutto per la loro reciproca interazione e per il “dialogo” che essi mantengono all’interno del testo offrendo una prova tangibile di quel clima di proficuo confronto che costituisce un patrimonio comune alle pur differenti posizioni espresse. Risulta pertanto assai interessante provare a leggere il testo non come una raccolta di saggi separati ma secondo una prospettiva tesa a salvare l’unità di fondo, secondo un pluralismo di voci tra le quali è possibile rintracciare tanto convinzioni condivise quanto punti polemici e di netta divaricazione.

L’etica è l’asse fondamentale intorno al quale gli autori di volta in volta fanno sapientemente ruotare le specifiche dimensioni richiamate all'interno del testo — religione, ragione, laicità, responsabilità, libertà, tolleranza, diritti — sia all’interno di riflessioni più marcatamente filosofiche, dirette verso un'esistenza umana riuscita (S. Sorrentino, F.P. Ciglia), sia in quei contributi che muovono da particolari considerazioni storico-critiche sul presente (G. Limone, W. Kaltenbacher, C. Berner), sia infine in quei tentativi di tematizzare tutta la problematicità del concetto di pluralismo religioso quando viene accostato alle formulazioni di Stato o politica della tradizione liberale (M. Micheletti, F. Miano, E.C. Corriero). La capacità metodica di analizzare, distinguere e anche ripensare i campi interessati sin dalla loro radice etimologica permette agli autori di focalizzare vaste aree semantiche, come quelle richiamate dal termine religione; con essa, ad es. nel contributo di S. Sorrentino, viene inteso quel rapporto con il divino che non sia né di impianto centripeto (ossia incentrato sul privato) né di impianto centrifugo (costituito da un demandare a una dimensione Altra) ma che sia anzi una proposta di senso (F. P. Ciglia) capace di fiorire nella condizione di una laicità come epochè, lontana da “laicismi”. Lo schema interpretativo che tratteggia Sorrentino può essere confrontato in maniera proficua con le riflessioni esposte da C. Berner, M. Micheletti e F. Miano intorno alla difficoltà di concepire una religione in chiave privata di stampo liberale che restituisca un clima autentico di laicità e tolleranza: «Una volta privatizzata la coscienza del credente, la tolleranza diviene essenzialmente inutile, senza oggetto, perché invece di esser conflittuale il nostro rapporto con le altre credenza diventa indifferenza» (C. Berner).

Le considerazioni appena esposte prendono forma tra le righe di una interessante discussione portata avanti grazie all’ausilio di J. Locke e della tradizione liberale fino a J. Rawls e sulla quale è possibile rinvenire spunti di rilievo, in particolar modo in merito al valore e alla coerenza dell’argument of ignorance per fondare a livello teoretico, prima che pratico, le espressioni di tolleranza e laicità. I nessi o, più radicalmente, le dipendenze reciproche dei concetti richiamati vengono riletti dagli autori seguendo prospettive e strade differenti che contribuiscono a restituire al volume una impressione di completezza, benché ogni prospettiva sia conscia dell’incapacità di esaurire determinate aporie nella misura in cui esse sono legate all’etica e quindi all’inesauribile campo della libertà umana. La complessità costitutiva dell’orizzonte nel quale si stagliano religione, etica e laicità non può inoltre fare a meno di una visione che renda ragione non soltanto della dimensione esistenziale ma anche della profondità storica. Quest’ultima emerge nei contributi di alcuni autori — G. Limone, W. Kaltenbacher — attraverso la lettura del multiculturalismo contemporaneo, sia in raffronto alle posizioni di J. Habermas e soprattutto dinanzi a un altro concetto diffusamente dibattuto nel volume, ovvero alla cosiddetta secolarizzazione. La laicità, chiusa o aperta, forte o debole, appare come il terreno su cui la discussione dovrà infittirsi in futuro allo scopo di “salvaguardare” un sistema culturale nel quale la vita umana riesca a fiorire nella sua complessità e ricchezza, sempre consci della possibilità di caduta, di degenerazione in una laicità come occlusione o in un fondamentalismo laico, del quale nel presente volume si occupa E.C. Corriero nel suo riferimento alle “undici tesi contro Habermas” di Paolo Flores d’Arcais.

Religione, etica e laicità sono dimensioni sempre più legate, intrecciate, in continuo e reciproco scambio e ridefinizione poiché, come afferma S. Sorrentino, «è il terreno dell’etica, ossia il terreno di esplicazione della libertà e della responsabilità individuale e comune, che crea lo snodo efficace di una feconda coniugazione tra esperienza religiosa autentica e laicità genuina». Eppure l’etica è «essa stessa terreno di conflitti e contrasti» (M. Micheletti) che una ragione adulta deve coscientemente affrontare sapendosi assumere la responsabilità verso la verità. D’altronde, come conclude Corriero, «ciò che una “nuova laicità” deve sempre tenere presente è che il grado di libertà (personale o di azione politica) che può essere garantito nelle società multiculturali e liberali dipende inequivocabilmente dal grado di “conflittualità” che esse riescono a tollerare, senza precipitare nello scontro armato e senza cadere nella tentazione di un irrigidimento metafisico».

Desideri riportare questo articolo su un altro sito web? Leggi le avvertenze.

argomenti correlati
commenti dei lettori