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Harald Høffding.
La filosofia del «grande umorismo»
di Mauro Cinquetti

Il volume L'umorismo e la filosofia (Diabasis, Reggio Emilia 2009) rappresenta la prima monografia in lingua italiana dedicata al pensatore danese Harald Høffding (1843-1931), formatosi alla scuola di Kierkegaard e studioso autorevole della storia della filosofia moderna e del pensiero kantiano e positivistico.

Nel primo capitolo — L’universo di Høffding — si delineano i rapporti molteplici del pensatore danese con il mondo culturale e filosofico del tempo, dalla formazione kierkegaardiana alla crisi degli anni giovanili che lo porterà a rinunciare alla fede cristiana, fino alla focalizzazione sul problema della conoscenza quale questione centrale della filosofia. L’ampio spettro degli influssi presenti nel pensatore vanno dal monismo di Spinoza, alla concezione non sostanzialistica ma energetica di Leibniz, all’antidogmatismo critico di Kant, alla relatività di Einstein, al personalismo di Kierkegaard, al relativismo di Simmel, e ancora a Meyerson, Bradley, Bergson, Bohr… Il principio di continuità si afferma come centrale nel pensiero di Høffding. L’uomo vive il bisogno di trovarsi in accordo con se stesso durante tutte le sue diverse e mutevoli esperienze (p. 35), per questo l’attività umana è un continuo lavoro, frutto di un bisogno costitutivo e ineliminabile, di combinazione e unificazione di un insieme sempre più ricco di elementi. La conoscenza opera articolandosi attorno a due fuochi spesso in conflitto: l’identità, che vuole annullare le differenze, e la totalità, che intende assumere le differenze in un insieme più ampio. Dalla combinazione di questi princìpi nascono i concetti. Il punto di arrivo del pensiero di Høffding è indicato nel «grande umorismo», «l’atteggiamento di chi sa guardare la realtà senza illusioni ma con simpatia, confidando in una sua oggettiva sostanziale armonia, e vuol essere il meno possibile unilaterale, pur sapendo che lo sarà sempre» (p. 7). In esso «alla consapevolezza della caducità di ogni realtà empirica […] si accompagna appunto la fede che la fonte dei valori non si inaridirà mai», l’apprezzamento e la fiducia nella vita stanno insieme con la «consapevole accettazione della finitudine essenziale che le appartiene» (p. 30), sicché «la visione umoristica della vita si è conciliata con l’esperienza che anche ciò che è grande e elevato ha i suoi limiti, i suoi lati finiti, e il suo sorridere di ciò che è dappoco e finito non dimentica che esso può essere forma di un contenuto prezioso» (ibid.). La personalità umana appare analoga alla realtà: è unità complessa, totalità articolata nella quale ciò che conta è la fedeltà e se stessi, la coerenza, la veracità, l’onestà intellettuale. Socrate, con la sua dotta ignoranza, è la figura che ha meglio saputo incarnare l’ideale del grande umorismo.

Nel secondo capitolo — La scienza e le sue forme — l’autore si sofferma sulla teoria della conoscenza di Høffding: «Comprendere significa […] ricondurre la complessità del reale a un unico principio autoevidente e autofondante» per ottenere «una oggettiva ma relativa comprensione unitaria della realtà, che non si lascia però ricondurre senz’altro all’identità» (p. 56). La ricerca della continuità è il motore della conoscenza, le continue percezioni rompono la continuità costituita, ma questa tende di nuovo sempre a ricomporsi attraverso un’operazione spontanea di inserimento del nuovo nel complesso esistente. La totalità, cioè un insieme di elementi connessi ma distinti è punto di partenza e punto di arrivo della conoscenza: mediante l’analisi si passa da una totalità data a una totalità corrispondente più trasparente per il pensiero perché più coerente, più razionale, ossia più prossima all’identità (p. 122). La coerenza è il criterio di cui dispone la scienza cercando di coordinare in modo rigoroso i dati d’esperienza mediante un procedimento analogico che presenta una notevole utilità euristica: «L’analogia è la forma plastica entro cui la complessa e diversificata esperienza del mondo umano può essere raccolta, in quanto rende possibile assumere un punto di vista che coordina e mette in luce elementi, piani, motivi diversi senza confonderli, ma senza renderli estranei l’uno all’altro» (p. 68). Le categorie del pensiero sono dunque caratterizzate da intrinseca storicità contro l’idea kantiana di un «io puro» senza presupposti, la ragione è una ragione storica e psicologica, essa è chiamata a rispettare il bisogno fondamentale di continuità presente nella struttura dell’uomo, tuttavia questa esigenza deve adeguarsi alla verità e rispettare perciò il criterio di realtà, tenendo conto degli sviluppi delle conoscenze scientifiche e passando attraverso il «purgatorio» dell’esperimento e dell’analisi. L’attività della scienza rinvia al concetto di personalità: contro le teorie associazionistiche Høffding afferma che nella struttura psichica originaria è attiva una forza unificante presente già ai livelli più elementari della coscienza e che non è risultato della combinazione di elementi semplici.

Il terzo capitolo — L’umorista e il tragico — delinea l’atteggiamento di fondo nei confronti della vita che emerge dalla filosofia di Høffding. Nel caso della formazione della personalità il principio di continuità prende la forma della coerenza che si esprime nella sincerità e nella veracità. La sincerità è la effettiva corrispondenza tra l’indole più intima, i propri bisogni, le proprie idee e la propria esperienza: «L’armonia interiore della personalità può svilupparsi infatti soltanto sulla base del rispetto dei propri bisogni più profondi e sentiti» (p. 87). A questa va affiancata la veracità, che è la «onestà intellettuale, che non trascura “alcuna fonte, alcun mezzo che permetta di chiarire l’oggettività del pensiero”», così da «difendere le frontiere del pensiero razionale» affinché l’appello alla vita non diventi un nuovo dogmatismo. Nell’analisi della psichicità umana Høffding rileva tre tendenze principali: il bisogno di espansione, cioè l’inclinazione involontaria a lasciare che una tendenza, una volta nata, continui a svilupparsi nella stessa direzione; il bisogno di complessità, cioè la tendenza a arricchire e a superare ciò che è acquisito per integrare elementi nuovi; il bisogno di ripetizione, cioè l’esigenza di ritrovare sempre una coerenza e una regolarità controllabile. Nella visione dell’autore danese l’orizzonte di continuo si amplia e si rinnova e questa prospettiva evoluzionistica, che postula l’incompletezza dell’essere, da un lato rende costitutivamente incompleto il pensiero, dall’altro apre alla speranza di poter sempre uscire dalle angustie del momento. In questo quadro di coerenza, sincerità e veracità e seguendo le tendenze psichiche, l’uomo elabora la visione della vita più corrispondente a sé e alla realtà. Essa sarà sempre unilaterale, per quanto debba essere aperta al contributo delle altre visioni di vita: «Una visione di vita, per quanto aperta e comprensiva possa essere, resta una prospettiva individuale, cui la caratteristica della piena con divisibilità, specifica della scienza, non può appartenere» (p. 93). Tre sono le disposizioni fondamentali di fronte all’esistenza: quella etica (l’uomo che opera attivamente per il valore), quella umoristica (l’uomo che agisce e crede nella coerenza della vita pur consapevole dei limiti del suo agire) e quella tragica (l’uomo che prende atto della propria impotenza ma affronta la situazione). Le disposizioni portano in sé una concezione del mondo: la metafisica è un’esigenza ineliminabile della coscienza che cerca di ricondurre a unità la molteplicità comprendendo la totalità della realtà. Per Høffding tuttavia è impossibile una metafisica scientifica poiché non si dà la totalità della realtà (cf. Kant). L’impossibilità di appagare appieno l’aspirazione metafisica non significa però che non si possano cercare e trovare organizzazioni sempre più coerenti dei dati d’esperienza.

L’etica e la religione si collocano in sintonia con il principio di continuità. La prima si esprime da un lato nella fede nel dato incontrovertibile dell’esistenza del valore («Anche il giudizio più pessimistico sulla natura della realtà presuppone infatti, per poter essere formulato, un’esperienza positiva», p. 112); dall’altro nella comparazione delle diverse prospettive etiche nel tentativo, anche qui, di raggiungere visioni sempre più aperte e comprensive seguendo il principio di coerenza. La seconda è essenzialmente fede nel perdurare della fonte del valore, che è essenzialmente fede nel valore della vita. «La vita richiede dunque, per sua natura, la religiosità, la fede nel suo valore e la pratica di difendere e sviluppare la dimensione del valore attraverso un’operazione necessaria, seppure faticosa e spesso dolorosa, di confronto e di coordinamento. Richiede l’impegno etico e, per Høffding, la disposizione umoristica, che cerca sempre di riconoscere i diritti delle diverse parti, e sa sorridere delle debolezze e riconoscere i limiti della grandezza, fidando nell’armonia del tutto […]. Ma può anche succedere che le contraddizioni fra gli eventi e il valore risultino, infine, tanto radicali che non ci sia più modo di confidar nella vita. Qui l’umorista deve cedere il passo all’eroe tragico» (p. 115), che fronteggia la tragedia con tutta l’energia e la dignità di cui dispone. La «poesia della vita» è il culmine del pensiero di Høffding. La vita si fonda su un atto di fede in un universo di valori che è creduto più che conosciuto: essa «non comincia con i problemi, ma con la fiducia […] sotto la spinta dell’esperienza, viene però presto il momento di correggere e riadattare questa fede» al punto che a volte vacilla, ma l’esperienza insegna anche che quanto consociamo è sempre soltanto una parte o un aspetto della realtà, e vi è quindi ancora spazio per credere, persino nei momenti più duri, nel valore della vita» (p. 124).

In appendice al volume è proposta la traduzione (con testo danese a fronte) del saggio Teoria della conoscenza e concezione della vita (1925) ritenuto il “testamento filosofico” dell’autore danese. Esso presenta buona parte dei punti toccati nella presentazione monografica (teoria della conoscenza, l’organismo, la personalità, la concezione della vita, la concezione del mondo, la religione, la poesia della vita), dando il supporto di un testo dell’autore, essendo pochi i testi di Høffding disponibili in italiano. Il volume ha il pregio di portare all’attenzione della comunità scientifica l’opera e il pensiero di un autore rilevante ma pressoché ancora sconosciuto in Italia, nel quale trovano risonanza tematiche attuali quali la teoria della conoscenza, lo statuto della scienza, il rapporto tra storicità e verità, il rapporto di continuità tra piano psichico-vitale e riflessione razionale, la consapevolezza della relatività della conoscenza unita al rifiuto dello scetticismo, la relazione cruciale tra fiducia e razionalità.

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