La tradizione del platonismo innerva, nelle sue molteplici configurazioni,
tutta la storia del pensiero occidentale. Il volume curato da
Douglas Hedley e da Sarah Hutton, intende mettere in questione
le più diffuse e consolidate ricostruzioni della genesi
della modernità filosofica nelle quali il ruolo del platonismo
post-medievale è quasi del tutto ignorato. La lettura della
modernità in termini di "rottura" con la tradizione
e la sottovalutazione della funzione svolta dalla «platonic
legacy» (p. 2) ha la non poco rilevante conseguenza di impedire
la piena comprensione della filosofia del Rinascimento, nella
quale le diverse forme di platonismo e di neoplatonismo svolgono
un ruolo determinante. Peraltro la stessa platonic tradition
si presenta, per le sue molte varianti e la complessità
delle sue mediazioni (attraverso gli autori neoplatonici, Agostino,
Origene) in una veste assai problematica. Il percorso tracciato
dal libro, che muove dal Rinascimento e giunge al primo Illuminismo,
mira a restituire una «broad definition of modernity»
(p. 6) e una rappresentazione più autentica della storia
della filosofia moderna.
Nicolò Cusano e Marsilio Ficino sono le due figure-chiave
del platonismo nell'età moderna. Il contributo di Dermot
Moran (Nicholas of Cusa (1401-1464): platonism at the dawn
of modernity) parte dalla considerazione della sottovalutazione
di Cusano nel mondo anglosassone e dall’importanza della
sua conoscenza per interpretare la modernità filosofica
e il suo complesso rapporto con la tradizione. L’idea di
un universo infinito (che Koyré propriamente considera
il contributo cusaniano alla nascita della scienza moderna) e
la concezione, connessa a quell’idea e derivata dall'eredità
agostiniana, della conoscenza limitata dell'uomo, rappresentano
quel legame modernità-tradizione che costituisce la costante
della riflessione di Cusano. Moran dedica pagine interessanti
sia alla influenza esercitata dall'Eriugena e dalla teologia negativa
di Dionigi Areopagita sulla concezione cusaniana dell'infinità
e trascendenza di Dio, sia all'utilizzo, anch'esso di matrice
platonica, del simbolismo numerico per esprimere la trascendenza.
La rappresentazione di Cusano come «transitional figure»
(p. 29) è molto bene illustrata dalla ricostruzione della
polemica condotta dall'aristotelico Johannes Wenk nei confronti
delle idee cusaniane.
In Marsilio Ficino l'operazione di mediazione tra platonic
legacy ed esigenze moderne risulta, a nostro giudizio, ancora
più sofisticata di quanto non appaia in Cusano. Nella filosofia
ficiniana infatti l’utilizzo delle fonti platoniche e neoplatoniche
all’interno una riflessione speculativamente originale si
accompagna a una "consapevolezza storiografica e filologica"
che fa di Ficino il primo e vero mediatore tra platonismo e modernità.
Questi aspetti emergono soltanto in parte dal saggio di Michael
J. B. Allen (At variance: Marsilio Ficino, platonism and heresy),
che è invece dedicato all’interpretazione del progetto
ficiniano di mostrare l’identità di platonismo e
metafisica cristiana. Questo progetto, che avrà un’influenza
decisiva sulla filosofia del Rinascimento, viene interpretato
da Allen come funzionale alla costruzione di una gnosi platonico-cristiana
e come la conferma dell’eterodossia di Ficino. È
questa una lettura che fornisce una rappresentazione della riflessione
di Ficino come «a strange blend of plotinian and proclan
metaphysics and iamblichan daemonism» (p. 43). Sebbene una
interpretazione di questo genere ponga non pochi problemi di carattere
storiografico e finisca per sacrificare aspetti importanti della
filosofia ficiniana, nondimeno il saggio di Allen illumina alcuni
punti rilevanti del rapporto di Ficino con la tradizione antica,
in particolare con la pneumatologia e la teurgia di Giamblico.
Il volume è arricchito dai saggi di Wilhelm Schmidt-Biggemann
(Robert Fludd’s kabbalistic cosmos), che illustra
la concezione cabbalistica di Fludd, e di Douglas Hedley (Platonism,
aesthetics and the sublime at the origins of modernity).
Una menzione particolare merita il saggio di Jan Rohls (Comenius,
light metaphysics and educational reform), nel quale è
portata alla luce la radice teologica del programma di riforma
e di rinnovamento scientifico su base platonica avviato da Comenius.
Nel progetto della pansofia sono evidenti, in prima istanza, il
rifiuto della metafisica aristotelica, ma soprattutto una interpretazione
della razionalità («a broader concept of rationality»,
p. 73) nella quale i contenuti razionali appaiono strettamente
congiunti con il dato rivelato, in una concezione programmaticamente
anti-cartesiana. Uno spazio rilevante è riservato ai filosofi
propriamente "moderni", Cartesio, Locke, Leibniz e Berkeley.
Catherine Wilson (Soul, body and world: Plato’s Timaeus
and Descartes’ Meditations) introduce nella questione
del "platonismo" di Cartesio, mostrando come la lettura
cartesiana del Timeo miri a legittimare una impostazione speculativa
antitetica rispetto a quella platonica. Più problematico
appare il compito di delineare il rapporto tra la tradizione platonica
e la riflessione lockiana. John Rogers (Locke, Plato and platonism),
prendendo le mosse dal rapporto Locke-Whichcote, individua il
terreno comune del confronto tra i due filosofi nell’eredità
platonica. Victor Nuovo (Reflections on Locke’s platonism)
si impegna invece, attraverso una ricognizione dei manoscritti
lockiani, a mostrare come la riflessione su temi platonici e neoplatonici
fosse parte integrante del "laboratorio filosofico"
di John Locke. Ampiamente acquisito in sede storiografica, il
"platonismo" leibniziano è illustrato da Christia
Mercer (The platonism at the core of Leibniz’s Philosophy),
mentre Stuart Brown (Leibniz and Berkeley: platonic metaphysics
and "the mechanical philosophy") appunta la sua
attenzione sugli elementi comuni tra Leibniz e Berkeley. Ai tentativi
in ambiente olandese (in particolare con Geulincx) di interpretare
il cartesianesimo in un’ottica platonizzante è dedicato
l’interessante saggio di Han van Ruler (Substituting
Aristotle: platonic themes in dutch cartesianism).
Infine, numerosi saggi sono dedicati al platonismo inglese, da
Herbert of Cherbury e i "platonici di Cambridge" (S.R.L.
Clark; D. Pailin; L. Armour; J.-L. Breteau; R. Attfield), a Shaftesbury
(L. Jaffro).