Negli ultimi anni, assieme all’accresciuta fama e al diffondersi
dell’interesse verso la sua figura, si è notevolmente
ampliata la bibliografia di studi su Edith Stein. Molti interpreti,
studiosi di professione e non, si sono accostati infatti a questa
singolare filosofa canonizzata da papa Giovanni Paolo II.
Uno dei più recenti scritti su Edith Stein è L’angelo
di Husserl. Introduzione a Edith Stein, di Giuseppe Pulina.
Il libro, di poco più di cento pagine, si presenta come
un testo introduttivo alla figura e al pensiero di Edith Stein,
rivolto a chi volesse approfondirne la biografia e il pensiero.
È molto interessante l’approccio di Pulina alla santa
filosofa, molto diverso da quello tipico dei filosofi cosiddetti
esperti del pensiero steiniano. Egli stesso sembra mostrarsi come
un esploratore, un indagatore alla ricerca del “filo rosso”
del pensiero e del sentire di Edith Stein. Un filo rosso che l’autore
si propone di individuare e scandagliare ripercorrendo l’opera
globale di Edith Stein, privilegiando tuttavia alcuni temi specifici
e proponendo una serie di confronti critici con altre significative
voci del pensiero novecentesco. Ne nasce così un dialogo
serrato tra la stessa Stein e filosofi che Pulina considera a
lei “affini” per più ragioni: Simone Weil,
Maria Zambrano, Walter Benjamin, Gerda Walther e Max Scheler.
Pulina non trascura di prendere in esame la vicenda biografica
di Edith Stein, che considera esemplare e paradigmatica sotto
più aspetti. Non a caso l’autore non perde occasione
di fornire al lettore in più parti del suo libro un richiamo
costante alle scelte di vita che la filosofa ebrea fece negli
anni Venti e Trenta.
L’angelo di Husserl sembra essere il risultato
di questa ricerca, come denota già l’inizio del primo
capitolo: «Per orientarsi all’interno di una filosofia
non è sempre necessario conoscere la vita di chi ne è
autore. Ci sono però casi in cui diventa difficile fare
a meno del racconto biografico che può fare da introduzione
alla conoscenza di una dottrina. Gli esempi non mancano. […]
Qualcosa di simile si potrebbe dire anche a proposito di Edith
Stein, la cui esistenza […] ha avuto un valore che ne ha
trasceso sotto più riguardi la stessa visione filosofica
del mondo…» (p. 7). Sembra certo scontato che di un
autore sia indispensabile conoscere la vicenda biografica, oltre
che la produzione intellettuale. Tuttavia mai come nel caso di
Edith Stein questa intersezione è cruciale, un caso in
cui vita e pensiero — come osserva più volte lucidamente
Pulina — si sono infatti intrecciati in modo magistrale.
È praticamente impossibile separare il pensiero della Stein
dalla sua biografia, dalle sue scelte e dalla maturazione del
suo sentire religioso. Nota, infatti, l’autore come la vita
dell’Autrice, di cui ben si conosce il tragico epilogo,
abbia «avuto un valore che ne ha trasceso sotto più
riguardi la stessa visione filosofica del mondo» (ibid.).
L’autore del libro, così, negli otto capitoli di
questa agile introduzione a Edith Stein si sforza di andare alle
radici del pensiero e del sentire steiniano. La prima radice che
sarà filo conduttore di gran parte del volume è
la fenomenologia. È interessante come Pulina — il
cui volume è utile a chi vuole conoscere per la prima volta
il pensiero della Stein, a chi desidera tentarne una sintesi e
anche a chi, studioso di Edith Stein, ha desiderio di imbattersi
in una prospettiva diversa — si sofferma sull’approccio
steiniano alla fenomenologia, sulla questione del “metodo”
e sul rapporto con gli insegnamenti di Husserl. Emerge soprattutto
l’approccio alla fenomenologia come un atteggiamento di
apertura, di disposizione mentale e di disponibilità all’indagine.
L’autore si sofferma in particolar modo sul rapporto tra
fenomenologia e ambito religioso: Husserl non avrebbe mai pensato
che la sua fenomenologia avrebbe potuto aprirsi al religioso;
anzi, del religioso non si poteva fare altro che epoché;
e tuttavia, come a ragione osserva Giuseppe Pulina, non pochi
fenomenologi si sono accostati con “simpatia” al fenomeno
religioso. «Ma quali elementi, quale propensione e quale
talento poterono spingere tanti fenomenologi a convertirsi al
cristianesimo?» (pp. 17-18). La soluzione starebbe nella
pratica dell’epoché, che dimostrerebbe — secondo
Pulina — «una duttilità mentale e culturale
e una certa dimestichezza metodologica propizie ai cambiamenti
più radicali» (p. 18).
La fenomenologia così per la Stein sarà un vero
e proprio abito di partenza per il suo cammino che la porterà,
in seguito, ad altri maestri del pensiero — dopo Husserl
— fino a san Tommaso, Agostino, senza escludere il confronto
continuo con pensatori e pensatrici del suo tempo. La fenomenologia,
in parte, porterà la Stein anche alla scelta del Carmelo
e della Croce. Particolare rilievo viene dato anche al tema della
philosophia perennis, un tema piuttosto importante per
la riflessione filosofica in ambito cristiano che mette in relazione
fede e ragione, ricerca filosofica e rivelazione. Philosophia
perennis, come tentativo costante di integrazione e dialogo
tra fede e ragione, verità rivelata e verità filosofica,
e fenomenologia sono i due “metodi” che rendono la
Stein singolare nel suo speculare. Il metodo fenomenologico sarà
per Edith Stein la chiave di volta di molti suoi studi. Applicandolo
anche là dove Husserl ne avrebbe sconsigliato probabilmente
l’uso, il metodo della fenomenologia si rivelerà
fecondo anche nello studio di San Giovanni della Croce. «Con
l’esplorazione della vita e dell’opera del santo carmelitano
E. Stein — scrive l'Autore — scandaglierà una
grande quantità di vissuti puri trovando proprio nell’atteggiamento
fenomenologico l’approccio analitico più congeniale»
(pp. 43-44).
Un altro merito del libro di Giuseppe Pulina è quello
di illustrare vari aspetti, in modo sintetico, ma efficace, del
pensiero e della vita di Edith Stein, un particolare rilievo viene
dato giustamente alla “notte oscura” da lei vissuta
e dalla mistica della Croce che ha segnato il pensiero, il sentire
e la vita della santa filosofa. La Croce sarebbe pertanto più
di un semplice simbolo. «La croce — così afferma
Pulina in una delle pagine forse più intense del suo libro
— è come un faro nella notte oscura: è presente,
anche se avvolta nella tenebra, e mette alla prova chi si lascia
guidare. È mistero, insondabile prossimità che si
fa tanto più cupa quanto più si rende chiarificatrice
del messaggio che contiene. È, come direbbe il filosofo
dell’utopia Ernst Bloch, “tenebra della vicinanza”,
che accresce la tenebra del mistero che non apparirebbe tanto
fonda se non fosse già in sé fittissima tenebra
della vicinanza. Lontananza e prossimità, la tenebra notturna
che tutto avvolge potrebbe confonderle ad arte» (pp. 81-82).
In queste pagine emerge, così, il profilo completo di una
pensatrice che ha integrato pensiero e azione, sentire e vita
in modo totalizzante. Certamente il libro di Pulina non è
esaustivo per conoscere pienamente l’opera steiniana, anzi,
l’autore stesso lo presenta come uno stimolo per il lettore
ad andare oltre e a voler approfondire, ma è, senz’altro,
uno strumento utile per conoscere i tratti fondamentali di Edith
Stein. In sintesi, si può affermare che l’autore
in questo volume introduttivo e al tempo stesso essenziale per
entrare in profondità nel pensiero e nella vita di Edith
Stein, coglie un aspetto essenziale dell’Autrice: la sua
capacità di osservare e fare da ponte. La Stein ha infatti
saputo essere ponte tra ebraismo e cristianesimo, pensiero antico
e pensiero moderno, fenomenologia e tomismo, fede e ragione e,
ancor più, tra le domande degli uomini e i pensieri di Dio.