L'Esistenza e il Logos.
Filosofia, esperienza religiosa, Rivelazione
di Claudio
Tarditi
Una
delle principali eredità teoriche dell’ermeneutica
contemporanea risiede nell’idea che il valore
di un qualunque pensiero filosofico non si misuri tanto
a seconda della sua capacità fondativa o sintetica,
ma in ciò che essa dà da pensare –
espressione che ricalca quella francese, più
volte ripresa ad esempio da Ricoeur, donner à
penser, spesso tradotta maldestramente con dare
a pensare, che sembra rimandare piuttosto ad un
pensiero già concluso e offerto al pensiero come
su un vassoio d’argento, laddove invece il francese
si riferisce piuttosto a ciò che va ancora pensato,
un plesso problematico passibile di essere sviluppato
secondo linee anche molto differenti l’una dall’altra
eppure tutte in dialogo con una certa eredità
filosofica. Ebbene, se vogliamo assumere come valido
questo principio ermeneutico, è facile comprendere
come il pensiero di Luigi Pareyson, a sedici anni dalla
sua scomparsa, dia ancora da pensare. Effettuare un
bilancio completo dell’eredità pareysoniana
è impresa senz’altro ardua; tuttavia, non
si può prescindere dall’osservare come
il suo pensiero contituisca la fonte, l’orizzonte
e il termine di dialogo costante di un vasto gruppo
di studiosi i cui orientamenti, talvolta anche molto
divergenti l’uno dall’altro, trascendono
di gran lunga gli spesso angusti confini accademici
delle cosiddette “scuole di pensiero”, per
situarsi al contrario su un vivace ed eterogeneo terreno
di confronto ermeneutico, le cui costanti teoriche di
ascendenza pareysoniana restano tuttavia ben salde ed
evidenti: l’attenzione alla questione dell’esistenza
e la riflessione sull’esperienza religiosa.
È questo il caso del recentissimo
volume L’esistenza e il Logos. Filosofia,
esperienza religiosa, Rivelazione, curato da Paolo
Diego Bubbio e da Piero Coda per Città Nuova
(Roma 2007) e composto da numerosi saggi filosofici
e teologici che – sia che si presentino come commenti
o analisi di particolari aspetti del pensiero di Pareyson,
sia che ne sviluppino autonomamente alcune linee teoriche
– tentano un rinnovato dialogo col filosofo dell’Ontologia
della libertà. Nel primo “gruppo”
spiccano il saggio di Claudio Ciancio, che ripercorre
la prospettiva heideggeriana sulla questione della verità
mostrandone i limiti interni dovuti ad una non radicale
riflessione da parte di Heidegger sul tema della libertà,
che va invece pensata – pareysonianamente –
al di là di ogni possibile apertura, cioè
come inizio assoluto e scelta originaria; quello di
Aldo Magris, che si sofferma sul significato ontologico
della libertà; quello di Maurizio Pagano, che
propone un originale e stimolante ripensamento del soggetto
e dell’universale attraverso un dialogo serrato
tra Pareyson e Hegel; quello di Marco Ravera, che riflette
sul tema pareysoniano dell’ermeneutica dell’esperienza
religiosa, distinguendola acutamente dalla filosofia
della religione ma spiegando in che misura la prima
costituisca una preziosa eredità per la seconda;
infine, quello di Francesco Tomatis, che ripercorre
originalmente alcuni capisaldi dell’ermeneutica
pareysoniana, come i concetti di pensiero rivelativo,
pluralismo interpretativo, eterorelazione, libertà.
All’interno del secondo gruppo sono di particolare
interesse il saggio di Nynfa Bosco, incentrato sul rapporto
tra la secolarizzazione di Dio e una ben più
problematica secolarizzazione del male (tema alquanto
caro all’ultimo Pareyson); quello di Paolo Diego
Bubbio che, sviluppando un originale confronto con il
neo-idealismo inglese, analizza il tema del rovesciamento
del concetto nel pensiero di Marcel, senz’altro
uno dei filosofi più influenti sulla formazione
del giovane Pareyson; quello di Piero Coda, che confronta
il proprio percorso teologico con l’Ontologia
della libertà, soffermandosi in particolare sul
rapporto tra l’esistenza e il logos e prospettando
il compito – ad un tempo filosofico e teologico
– di dar voce al logos che scaturisce dall’esistenza
“in quanto ne illumina e costruisce la verità”;
quello di Giuseppe Modica, che mostra la coessenzialità
di etica e politica nel mondo greco e in particolare
nel pensiero socratico, confrontandosi direttamente
con la critica pareysoniana all’ideologia come
pensiero meramente espressivo e storico; infine, quello
di Ugo Perone che, attraverso la ripresa del tema del
rapporto tra la poesia di Celan e la filosofia –
in primis quella heideggeriana -, propone un’originale
interpretazione dell’essere come assenza, assenza
che può essere intercettata solo dall’ermeneutica,
unico pensiero “all’altezza del presente.”
Come concludono i curatori nell’Introduzione,
non stupisca che il nome di Pareyson non compare nel
titolo del volume: anche senza un rimando esplicito,
il pensiero pareysoniano nutre e orienta, pur lasciandola
libera, ogni prospettiva teorica tentata in questa raccolta
di saggi. Senza dubbio un profondo esempio di dialogo
filosofico tra coloro che in qualche modo si sono confrontati
col pensiero di Pareyson: certamente il miglior modo
per rendere omaggio alla sua memoria.
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