Intorno all'origine
di Andrea
Serra
Il
libro di Emilio Carlo Corriero non è solo una
approfondita e esauriente analisi della storia delle
interpretazioni italiane su Nietzsche ma anche una vera
e propria interpretazione ontologica di Nietzsche come
filosofo dell’origine. L’annuncio nietzschiano
della “morte di Dio” è, nella sua
inesauribile polisemia, un tornare all’origine,
oltre ogni fondamento metafisico assoluto, e un condurci
"dinanzi all’Originario inesauribile da cui
scaturisce l’essere, ossia dinanzi al fondo abissale
e dionisiaco dell’esistenza. Ciò è
possibile oggi, dopo Nietzsche e dopo la ‘morte
di Dio’, dopo l’esperimento esistenziale
e nichilistico che la filosofia ha provato su se stessa.
Nell’abisso svelato dalla ‘morte di Dio’
fa breccia la Libertà originaria" (p.282).
Il libro si divide in due grandi sezioni. Nella prima,
dal titolo La morte di Dio e la Nietzsche-Renaissance
italiana, Corriero ricostruisce il clima e l’humus
europeo di inizio secolo da cui è germogliato
l’interesse italiano nei confronti di Nietzsche
e a partire da cui sono sorte le prime letture degli
anni Sessanta-Settanta, precedute dalla monumentale
e imprescindibile opera Colli-Montinari. Nella seconda
parte del libro, intitolata La morte di Dio e la
filosofia italiana vengono affrontate centralmente
le tre grandi interpretazioni di Gianni Vattimo, Massimo
Cacciari ed Emanuele Severino, che rappresentano il
portato più significativo dell’incontro
tra il filosofo della “morte di Dio” e il
pensiero italiano.
Le odierne interpretazioni ontologiche
sono state rese possibili dalla liberazione delle letture
politiche e filonaziste del primo Novecento. Questo
è il debito che la filosofia italiana e non solo,
ha nei confronti di Löwith, Jaspers, Bataille e
soprattutto Heidegger. Negli anni Trenta, infatti questi
grandi interpreti rivendicarono l’inattualità
politica del pensiero nietzschiano, sottolineando il
suo carattere metastorico e metaforico. Nietzsche venne
letto a partire dall’idea del tragico e dell’
eterno ritorno ossia dell’esperienza del filosofare
in prima persona sulle contraddizioni dell’esistenza.
Löwith ha avvicinato Nietzsche a Kierkegaard e
ha visto nel suo pensiero un “sistema di aforismi”
secondo cui la morte di Dio apre al nichilismo come
momento di passaggio verso l’eterno ritorno, dottrina
ambigua con cui Nietzsche ha voluto superare l’uomo
e il tempo. Jaspers ha visto nell’annuncio della
morte di Dio la ricerca di un nuovo Dio, sospeso tra
il rifiuto di ogni credo e la nostalgia della fede cristiana.
Per Bataille la morte di Dio ha significato la fine
e l’oltrepassamento dell’economia ristretta
della coscienza limitata dell’umanità,
in direzione della dépence e della trasgressione.
Heidegger infine ha consegnato Nietzsche alla storia
della filosofia perché lo ha posto al culmine
della metafisica della presenza che identifica l’essere
con un ente e cancella la differenza ontologica. Il
filosofo della volontà di potenza in questo senso
diventa l’ultimo metafisico occidentale. La dottrina
dell’eterno ritorno non viene però considerata
nella sua abissalità ma soltanto come un momento
della volontà di potenza.
A partire da loro Nietzsche divenne
a tutti gli effetti un “filosofo” e venne
completamente liberato dall’etichetta di ideologo
del nazismo. Corriero sottolinea come nello stesso tempo
però, furono tentati nuovi letture di appropriazione
ideologica, anche se di segno inverso. E’ questo
il caso di Lukacs ne La distruzione della ragione del
1954, che vede in Nietzsche l’espressione della
decadenza della classe borghese che, con le proprie
istanze irrazionalistiche e antidemocratiche, ha portato
all’avvento del nazismo. La filosofia italiana
dovrà confrontarsi anche con queste letture.
Sono comunque le grandi esegesi degli anni Trenta che
permettono l’incontro tra la filosofia italiana
e il pensiero di Nietzsche. Pietra miliare di questo
incontro è l’opera critico-filologica di
Giorgio Colli e Mazzino Montanari, che nel 1958 decisero
di realizzare una traduzione completa delle opere di
Nietzsche. Lungi dall’essere un mero lavoro filologico,
la loro traduzione e riorganizzazione dei testi nietzschiani
aprirà la strada delle interpretazioni italiane.
Il loro merito più grande è stato quello
di risistemare e pubblicare la Volontà di potenza
e gli ultimi frammenti del filosofo, che diventeranno
le basi di ogni lettura ontologica. Colli e Montanari
pubblicarono anche proprie monografie su Nietzsche.
Per Colli la contemplazione dell’enigma è
la cifra fondamentale del pensiero nietzschiano, tutto
raccolto intorno alla domanda circa l’Origine.
Montanari ha approfondito la biografia nietzschiana,
così essenziale per la comprensione del suo pensiero,
biografia culminata in un naufragio esistenziale e intellettuale,
da intendersi come significato profondo del suo pensiero.
Proprio in questi anni iniziano a
fiorire i primi studi italiani su Nietzsche, da De Feo,
che riscontra una dialettica del finito nell’inquietudine
degli aforismi nietzschiani, a Masini che lega il “No”
della morte di Dio al “Sì” dell’eterno
ritorno. Una sottolineatura particolare va a Luigi Pareyson,
che ebbe il merito negli anni Quaranta di introdurre
l’esistenzialismo nel panorama culturale italiano
e che per primo vide in Nietzsche un pensatore “originario”,
che con l’annuncio della “morte di Dio”
impone alla filosofia di abbandonare ogni riferimento
metafisico e ontico, permettendo così la possibilità
di un accesso ontologico e religioso autentico. In Verità
e interpretazione del 1971 Pareyson chiarisce che
l’interpretazione che si da della verità
è al tempo stesso personale e rivelativa, ossia
ontologica, purchè si rimanga in rapporto con
l’essere e non si scada nel puro relativismo e
storicismo. Da Pareyson hanno preso spunto le tre grandi
interpretazioni di Vattimo, Cacciari e Severino che
ci portano al cuore del libro di Emilio Carlo Corriero.
In Ipotesi su Nietzsche del 1967 Gianni Vattimo
porta la propria analisi sulla nozione di eterno ritorno,
riletta in senso ontologico come una nuova e liberatrice
prensione del tempo per l’uomo moderno che soffre
di una malattia storica e non è più capace
di agire creativamente. Nietzsche invece riconduce l’uomo
in un rapporto ontologico con l’Origine, da cui
scaturiscono nuovi mondi e nuove prospettive. In Il
soggetto e la maschera del 1974 Vattimo chiarisce
come questo impulso creatore dell’uomo dionisiaco,
o meglio dell’oltreuomo sia la volontà
di potenza intesa come arte, manifestazione libera e
gratuita, generatrice di nuove forme e simboli, aprendo
il soggetto a quella liberazione che Nietzsche vuole
annunciare. In Al di là del soggetto
del 1981 l’oltreuomo viene depurato anche dalla
maschera di soggetto, perché la dialettica nietzschiana
non conduce alla conciliazione ma alla libera creazione
metaforica. Questo tipo di ontologia ermeneutica è
debole, perché ha rinunciato ai fondamenti assoluti
della volontà di verità dell’Occidente.
La “morte di Dio” per Vattimo indebolisce
l’essere e apre alla differenze. Nelle sue ultime
opere come Credere di credere, questo indebolimento
è inteso come un parallelo della secolarizzazione
e della kenosis di Dio. Massimo Cacciari al
contrario nega ogni lettura esistenzialistica e vede
in Nietzsche la proposizione di un nuovo paradigma conoscitivo,
non più impostato sul rapporto classico di soggetto
e oggetto, ma costruito intorno a un convenzionalismo
radicale, unico sbocco dalla crisi dei fondamenti assoluti.
La “morte di Dio” rappresenta la fine del
Soggetto gnoseologico e della costituzione assoluta
delle cose. Bisogna liberare la forma logica dal giudizio
filosofico di valore, liberare la scienza dai filosofi.
La morte di Dio è la scoperta che il Fondamento
non è definitivo ma frutto di una “supposizione”,
e per un attimo viene illuminato l’ “abisso”
che sta oltre le possibili prospettive. L’abisso
per Cacciari è il silenzio mistico, l’assenza,
l’origine che non può essere detta. Ma
l’origine deve essere concepita ontologicamente
come un Inizio incondizionato, come “pura indifferenza”,
libero dal fare e dall’agire, alla stregua dell’ultimo
Schelling.
Per Severino infine Nietzsche è
il pensatore che ha pensato più profondamente
il nichilismo come essenza dell’Occidente. Anche
in questo senso ci troviamo di fronte ad una lettura
ontologica, perché il filosofo tedesco ha visto
con chiarezza che l’essere è in realtà
il niente e la morte di Dio è l’annuncio
rivelatore di tutto il pensiero e la civiltà
occidentale. Secondo Severino la filosofia ha sempre
pensato l’essere come divenire ossia come passaggio
dall’ essere al nulla e viceversa, e di conseguenza
l’ente, in quanto tale, è considerato un
niente. Nietzsche è il profeta che smaschera
il nichilismo dell’Occidente e ne tenta un superamento
con la dottrina dell’eterno ritorno dell’uguale,
che affermerebbe la Necessità e oltrepasserebbe
la Follia del divenire per cui le cose sono niente.
Nietzsche avrebbe intravisto la Gioia della Necessità,
pur rimanendo in ultima analisi all’interno del
destino nichilistico dell’Occidente. Il libro
di Corriero, dopo averci accompagnato attraverso l’intera
parabola della storia delle interpretazioni italiane,
ci consegna infine una nuova immagine di Nietzsche,
ripulita dalla scorie delle letture “attuali,
troppo attuali” del filonazismo e del marxismo
e di ogni appropriazione ideologica. Ci viene così
restituita un’immagine poliedrica e sfaccettata,
con cui porci in ascolto. Le pur diverse interpretazioni
di Pareyson, Colli, Vattimo e Cacciari –per citarne
solo alcuni-, concordano nel vedere in Nietzsche un
pensatore dell’Origine, anche se con esiti diversi.
Senza dubbio ci consentono di aprire un dialogo a più
voci col filosofo dell’Eterno ritorno, che annunciò
la morte di Dio per sgombrare il campo dai falsi idoli
e invitarci a guardare e incamminarci con i nostri occhi
oltre l’abisso, in direzione dell’Origine.
O forse, secondo un moto circolare più consono
all’idea dell’eterno ritorno, che non intende
più il tempo come una progressione temporale
lineare verso un futuro fittizio e lontano da noi stessi
e non concepisce più l’essere come un oggetto
controllabile dall’esterno, sarebbe più
opportuno dire che ci invita a camminare intorno all’Origine.
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