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Carl Dallago, il grande inconoscente.
Alla riscoperta di un protagonista dimenticato

di Nunzio Bombaci

   Il filosofo bolzanino Carl Dallago (1869-1949) resta a tutt’oggi poco conosciuto nel nostro paese, ove si eccettuino gli studiosi della cultura trentino-tirolese e austriaca del Novecento. Come scrivono i curatori nel saggio introduttivo, anche dopo la morte il suo destino di “solitario” lo ha relegato ai margini della storia del pensiero: “Un po’ per scelta, un po’ perché estraneo al mondo accademico, perché totalmente autodidatta…non è mai entrato nel circuito intellettuale che conta davvero. Almeno non è stato accolto e percepito come tale.”(p. 5). Il volume Il grande inconoscente - che assume il titolo di un’opera pubblicata nel 1924, Der große Unwissende - comprende gli Atti di un Convegno Internazionale di Studi svoltosi a Trento dall’8 al 10 ottobre 2003 sul pensiero di un autore che nella perdurante mancanza di iniziative di questo tenore, rischiava per certi versi di rimanere “un’opera senza effetto”, Werk ohne Wirkung. Eppure, la produzione di Dallago spazia in un ambito tematico alquanto vasto, comprendendo volumi e saggi di filosofia, critica sociale, artistica e letteraria, nonché una discreta mole di poesie, ispirategli dalla contemplazione dei paesaggi del Tirolo, del Trentino e della riviera gardesana, a lui particolarmente cara.

   Per quanto riguarda in particolare i volumi, scritti in tedesco, essi sono stati non di rado pubblicati, a partire dai primissimi anni del Novecento, presso piccole case editrici e hanno avuto un pubblico alquanto ristretto. Inoltre, Dallago ha dovuto tenere per molti anni chiusi nel cassetto diversi scritti, prima di individuare una collocazione editoriale che gli apparisse in qualche modo accettabile. Tra i volumi pubblicati, si segnalano monografie riguardanti Otto Weiniger e Søren Kierkeegard, le “considerazioni di un solitario” su Gesù Cristo, un “tentativo di traduzione” del Taoteking di Lao-Tse, scritti di polemica religiosa ( uno riguarda la Chiesa cattolica, qualificata come “ulcera romana”, römische Geschwür), nonché sulla rilevanza del cristianesimo nel contesto culturale del tempo. Un importante saggio sul concetto di Assoluto ( Der Begriff des Absoluten ) è stato pubblicato postumo, nel 1964. Per converso, ben pochi scritti sono stati editi, o stanno per esserlo, in italiano. Si tratta per lo più dei saggi del polemista, più che del filosofo, Dallago, nonché di una raccolta di poesie e di alcune pagine che riguardano l’arte di Giovanni Segantini. Ai nostri giorni, comunque, il testo originale dell’opera dallaghiana si può leggere in un portale web.

   Si è accennato al temperamento “solitario” di Dallago, che ha voluto vivere al di fuori dei circoli culturali e filosofici del suo tempo, ricercando nel rapporto con la natura la principale fonte di ispirazione del suo pensiero, e rifuggendo dal mondo, inteso quale trama di rapporti che l’uomo intesse con i suoi i simili e quale complesso di istituzioni che si costuiscono a partire da essi. Si comprende allora come Frank Kafka, che ha l’occasione di incontrarlo in una località termale sul Lago di Garda, possa ravvisare in lui un Naturapostel. Non va sottaciuto, comunque, che nei primi decenni del Novecento lo stesso Dallago intrattiene rapporti e carteggi con alcune tra le figure più eminenti della cultura austriaca del tempo, proprio nel periodo in cui Vienna assurge al rango di una delle capitali più prestigiose della cultura europea, considerata nelle sue espressioni più innovative, con riguardo alle sperimentazioni formali nell’ambito della musica, della letteratura, dell’architettura e delle arti figurative, al contributo offerto al progresso scientifico nonché al rinnovamento del pensiero filosofico, politico ed economico. Dallago è tra i primissimi collaboratori della rivista “Der Brenner” e, agli esordi di questa, intrattiene con lui un rapporto privilegiato il suo fondatore e direttore, quel Ludwig von Ficker il cui carteggio costituisce una delle più autorevoli attestazioni della vivacità culturale dell’Austria primonovecentesca. Per costui, in diverse occasioni Dallago si rivelerà un collaboratore alquanto scomodo e tutt’altro che gradito a intellettuali vicini a lui, in particolare a Ludwig Wittgenstein, convinto e generoso sostenitore, anche sul piano economico, della rivista diretta da Ficker. Ancora, va detto che Dallago intrattiene un carteggio con Martin Buber, il quale in diverse occasioni sottopone all’attenzione dell’amico le opere che va scrivendo. Nei primi anni del Novecento, anche Buber studia il taoismo, sino a pubblicare un saggio sulla dottrina del Tao ( Die Lehre vom Tao, postfazione al volume Reden und Gleichnisse des Tschuang-Tse, Insel Verlag, Leipzig 1910). Nel volume Il grande inconoscente si colgono solo alcuni cenni riguardo a tale carteggio. Maggiori riferimenti vi si rinvengono in ordine al più tormentato rapporto con un altro “dialogico”, Ferdinand Ebner, anch’egli collaboratore della rivista di Ficker. Sul piano intellettuale, Ebner e Dallago sono, per certi versi, figure antagoniste. Ebner pone la parola al centro della sua proposta teoretica matura, ovvero della pneumatologia elaborata a partire dagli anni della Grande Guerra. Per l’autore dei Frammenti pneumatologici ,“In principio è la Parola”, origine della creazione e di quella trans-creazione che l’uomo costituisce in essa, nonché fonte e medium espressivo della relazione autentica, con il Tu eterno e l’altro uomo, mentre per Dallago la relazione assurge alla sua piena autenticità con l’estinguersi di ogni parola, nel silenzio. Nella visione religiosa del “grande inconoscente” l’alfa e l’omega di ogni rapporto è quel rapporto con l’Assoluto, con l’Unificante, che si consuma in una sorta di unio mystica e pertanto trascende ogni espressione verbale. Si tratta peraltro di una religiosità che avversa profondamente qualsiasi forma di mediazione istituzionale tra l’uomo e il divino. Si comprende come siano particolarmente duri i toni assunti da Dallago nei confronti di ogni chiesa, e in particolare della cattolica. Egli persegue il tentativo di proporre un cristianesimo scevro di ogni mediazione istituzionale, che recuperi il sensus plenior di quanto Gesù ha detto e ha testimoniato. Il Nazareno è, secondo l’autore, una delle molteplici ipostasi, ancorché tra le più significative, dell’”uomo puro”, ovvero di colui che permane nella relazione autentica con l’Assoluto. Anche Lao-Tse, come altri spiriti particolarmente elevati, è per lui un “uomo puro”. Il volume Il grande inconoscente può costituire un valido punto di avvio di un processo culturale che renda giustizia all’originalità del pensiero Dallago – al cui riconoscimento non ha certo giovato la scelta da parte dell’autore di uno stile talora proclive alla retorica del tempo - nonché alla rilevanza dei rapporti da lui intrattenuti con altri intellettuali ai fini di un’adeguata ricognizione storiografica di un periodo particolarmente fecondo della cultura mitteleuropea.

   Il libro è articolato in cinque sezioni. La prima, dal titolo La scelta dell’insicurezza, comprende i contributi di Johann Holzner, Silvano Bassetti, Ulrica Menegus, Richard Hörmann e Anton Unterkircher, e intende ricostruire il contesto culturale e geopolitico dal quale trae alimento l’opera dallaghiana. Nella seconda sezione, Il viandante e il suo paesaggio, Ilse Somavilla, Walther Methlagl, Paola Maria Filippi, Grazia Pulvirenti, Fabrizio Cambi e Renato Troncon rendono conto della “filosofia paesaggistica” di Dallago nonché della sua sensibilità per la pittura di Segantini e le arti figurative in genere. I saggi della terza sezione, Filosofia politica di un impolitico, sono curati da Eberhard Sauermann, Michele Nicoletti e Karin Dalla Torre-Pichler, e “illuminano la posizione politica e sociale del filosofo, il suo atteggiamento anti-bellicista, la visione originale del politico, la contraddizione della sua lettura del femminile, dove il coraggio innovativo e il suo andare controcorrente sembrano invece bloccarsi in una lettura per molti tratti convenzionale dei rapporti di genere”(Introduzione, p. 8). Nella quarta sezione, Il confronto filosofico, gli scritti di Allan Janik, Luisa Bertolini, Hans Gerald Hödl, Luca Cristellon e Anita Bertoldi pongono in rilievo il rapporto intrattenuto da Dallago con autori quali Weiniger, Wittgenstein, Nietzsche, Kierkegaard ed Ebner. I saggi di Endre Kiss, Andrea Aguti, Paul Renner, Pietro Tomasi, Silvano Zucal, Gildo Bidese e Stefano Semplici - compresi nella quinta e ultima sezione, La passione per l’Assoluto - sono invece incentrati sulla filosofia della religione che emerge dalle opere di Carl Dallago. Il ponderoso volume riporta in appendice una raccolta di brani sulla pittura di Segantini, artista al quale Dallago ha tributato la più grande attenzione tanto da considerarlo uno dei più grandi spiriti di tutti i tempi, una piccola antologia di poesie e una bibliografia completa della letteratura primaria e secondaria ( pp. 475- 511). In conclusione, si può senz’altro condividere quanto affermano i curatori del libro ( p. 8), ovvero che Il grande inconoscente offre un ritratto del filosofo “a tutto tondo, premessa fondamentale per gli ulteriori studi dallaghiani”.
Consultabile online sul Giornale di filosofia della religione (www.aifr.it)
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