Prima pagina › Argomenti e letture
 

Religione e politica.
Karl Renner e l'Austromarxismo

di Hagar Spano

   Attraverso questo volume inaugurale di "Qd Supplementa", Collana di testi e saggi a cura della Associazione Italiana di Filosofia della Religione, vengono offerti per la prima volta all'attenzione del lettore italiano gli scritti su religione e politica di Karl Renner (1870-1950). Si tratta di quattro saggi – Le trasformazioni dei Cristianosociali; Kulturkampf o lotta di classe?; Il Partito Cristianosociale e il suo mutato carattere; I Cristianosociali in Austria e il Zentrum del Reich – apparsi tra il 1908 e il 1929 sulle riviste "Der Kampf" e "Die Gesellschaft" e destinati a costituire un tassello decisivo nel quadro della Renner-Forschung e, più generalmente, degli studi sul movimento dell'"Austromarxismo". Tommaso La Rocca, già curatore per i tipi di Peter Lang (Frankfurt 2004) della edizione tedesca di questi scritti¹, ne accompagna la traduzione italiana con un ampio saggio introduttivo il quale procura una penetrante ricostruzione storico-concettuale del contesto all’interno del quale matura l’intelligenza renneriana del fenomeno religioso e della sua cifra politica.

   Quando, come e perché si forma il potere religioso? È questo l’interrogativo che, come il Curatore non manca di ricordare in apertura, informa l'intera riflessione filosofica e l'impegno politico di autori come Karl Renner, Max Adler e Otto Bauer. Costoro, che con Rudolf Hilferding sono di fatto tra i più significativi esponenti del cosiddetto Austromarxismo di inizio Novecento, seppur nella non trascurabile diversità dei rispettivi approcci teoretici, furono nondimeno accomunati da un medesimo avvertimento metodologico: Religion als Privatsache. È questo il motivo conduttore che, già motto dei liberali ottocenteschi, fu «fatto proprio successivamente anche dal movimento operaio socialista, fino a essere formalmente ufficializzato per la prima volta nel congresso di fondazione del Partito Socialdemocratico Austriaco» (1889-90) e poi anche da quello tedesco (1891). L'interpretazione della religione come fatto privato si presta evidentemente alla tematizzazione di un ridimensionamento "politico" delle Chiese – cattolica e protestanti, tale è «il contesto più immediato in cui vivono e per il quale essi vanno rielaborando strategie politiche e culturali nella prospettiva della realizzazione del socialismo» – e alla riaffermazione della concezione laica dello Stato. Ma serve anche a trasmettere al movimento operaio un atteggiamento di sostanziale tolleranza e di indifferenza nei confronti di una questione così nevralgica, in un momento tanto delicato. L’Austria dei primi anni del Novecento è di fatto un paese segnato «da una serie di fenomeni sociali, politici e culturali di grande inquietudine e insieme di grande interesse»; il declino della dinastia asburgica è accompagnato, nelle grandi città e segnatamente a Vienna, dall'ascesa della nuova classe lavoratrice e dalla nuova esplosione di malcontento delle classi tradizionali e dei nuovi ceti medi. È di queste rinnovate esigenze e rivendicazioni che propriamente si faranno interpreti i due maggiori partiti di massa: quello socialista e quello cristiano-sociale.

   A tutto ciò, precisa La Rocca, fa da sfondo anche una rinnovata vivacità culturale della capitale austriaca, «espressione di energie intellettuali liberate proprio dalla medesima crisi dell’Impero e della nuova situazione politica e sociale conflittuale. Eventi, condizioni e situazioni che aprono spazi maggiori di libertà di pensiero, di stampa, di manifestazioni artistiche» e che, in pari tempo, denunciano in modo inequivocabile l'inadeguatezza della vecchia politica e della vecchia cultura. In questo quadro in cui «passato e futuro convivono in un presente estremamente movimentato» e in cui di fatto si assiste alla rapida proliferazione di circoli culturali e manifestazioni nel campo della letteratura, della architettura e del teatro, sorge e si sviluppa anche il movimento dei pensatori austromarxisti. Costituitosi a Vienna attorno alle riviste "Marx-Studien" (1904) e "Der Kampf" (1907), esso si presenterà dapprima come una corrente di pensiero – parimenti critica nei riguardi della socialdemocrazia tedesca e del bolscevismo – e successivamente, «in occasione della Prima Guerra Mondiale e poi soprattutto in seguito alla caduta dell’Impero austroungarico e sull’onda della vittoria della Rivoluzione Russa, assumerà connotati sempre più marcatamente politici, fino a identificarsi con la componente interna di sinistra del partito socialista austriaco».

   Gli austromarxisti non vollero tuttavia «dogmatizzare il pensiero di Marx chiudendolo in un sistema rigido»; al contrario, essi «tentarono per un verso di liberare il marxismo dalla impostazione materialistico-economicistica della Seconda Internazionale, dalle preoccupazioni empirico-positivistiche di inseguire i problemi solo sul terreno pratico delle soluzioni politiche immediate; e, per altro verso, di conferirgli una visione teorica più ampia, che gli consentisse di aprirsi a orizzonti più vasti». A tale scopo si comprende lo sforzo teoretico di riportare Marx sullo sfondo del pensiero classico tedesco attraverso un confronto con la pagina kantiana e hegeliana che servisse, sul lato pratico, a istituire un comune «terreno di confronto tra intellettuali liberali e pensatori marxisti del tempo». In tal senso si spiegano i tentativi di revisione del marxismo e del socialismo che costoro operarono «sia sul piano dei princìpi dottrinali, sia su quello delle strategie politiche» strictu sensu, tentativi che naturalmente si addensano in modo particolarmente fecondo in quello che è un capitolo particolarmente delicato della critica marxista: la religione. Su questo campo si misurano di fatto le maggiori differenze tra i pensatori austromarxisti: se Max Adler è a ragione ritenuto il revisore più netto della critica filosofica classica del marxismo nei confronti del religioso, Otto Bauer e Karl Renner possono di contro esser «considerati i revisori più aperti delle strategie socialiste sul terreno delle politiche religiose». Mentre il primo infatti propone una risposta ideologica alla questione del potere religioso invitando contro di esso a un radicale Kulturkampf, questi ultimi ne offrono una di carattere socio-politico rivelandosi di conseguenza come «gli strateghi più accorti nell'ideare, suggerire e praticare una nuova linea politica nei suoi confronti». Gli scritti di Karl Renner in particolare, seppur privi del «respiro teorico di un Adler o dell’ampia dimensione storica e culturale di un Bauer», focalizzano in modo puntuale alcuni aspetti della questione relativa al «debordante potere economico, ideologico, sociale e politico della Chiesa» da un lato, e dall’altro analizzano altrettanto puntualmente le vicende del partito Cristianosociale. Partito del quale Renner ricostruisce i primi decenni individuandovi una parabola di progressiva clericalizzazione che, nei quattro saggi qui pubblicati, egli interpreta come indirizzata «alla ricerca delle forme e dei mezzi di conquista e di mantenimento del potere». Questi scritti infatti, sottolinea La Rocca nella sua ampia introduzione, sono ispirati da un interesse principalmente politico: quello di «fornire una conoscenza più adeguata della Chiesa» – del cui potere Renner parla con accenti baueriani tematizzando, in polemica con Adler, la necessità di un vero e proprio Klassenkampf – e del partito cattolico austriaco. Tutto ciò «al fine di individuare l’atteggiamento più giusto da tenere e la strategia più adeguata e efficace da adottare da parte dei socialisti nei loro confronti».
  1. Karl Renner, Politik und Religion. Die Religionsfrage als Frage der Demokratie, hg. von Tommaso La Rocca, Peter Lang, Frankfurt am Main 2004.
Consultabile online sul Giornale di filosofia della religione (www.aifr.it)
argomenti correlati
commenti