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John Smith e il "desiderio naturale di Dio"

di Angelo M. Vitale

   La determinazione delle caratteristiche filosofiche specifiche dei Cambridge Platonists costituisce una delle condizioni essenziali per una corretta ricostruzione della fisionomia del pensiero inglese tra Seicento e Settecento. Il volume di Marcella Serafini ha come obiettivo precipuo la ricostruzione critica del pensiero di John Smith per consentire, da un lato, di collocare la sua figura, nelle sue caratteristiche peculiari e nella sua originalità, all’interno dei Cambridge Platonists, dall’altro di contribuire ad una corretta interpretazione del movimento cantabrigense nel suo complesso. Della consuetudine dell’autrice con il platonico Smith e il movimento di cui è stato esponente di spicco sono testimonianza altri studi pubblicati precedentemente sull’argomento. Già infatti nel saggio dal titolo Metafisica e filosofia della religione nel pensiero di John Smith, platonico di Cambridge (contenuto in Albino Babolin, Metafisica e filosofia della religione, Città di Castello 2004), Marcella Serafini rivendicava l’originalità della sintesi metafisica smithiana per mezzo di una puntuale identificazione delle fonti platoniche, neoplatoniche e patristiche del suo pensiero. Anche in questa più recente monografia il primo passo consiste nella ricostruzione critica del pensiero del platonico inglese attraverso l’esame delle fonti, per il quale viene profuso un enorme sforzo filologico e critico. In tal senso l’orizzonte di riferimento della riflessione di Smith appare costituito da una complessa costellazione in cui sono compresenti filosofi platonici, neoplatonici, stoici, la patristica greca, Agostino, la Scolastica, così come Tommaso o la tradizione ebraica. L’identificazione sistematica di questo ricco patrimonio culturale e filosofico – in gran parte condiviso dagli altri pensatori cantabrigensi – non è in alcun modo una impresa che risponde ad una esigenza di pura erudizione, ma è finalizzata alla determinazione del proprium del movimento dei Cambridge Platonists al fine di sottrarlo alle due opposte linee interpretative prevalenti nella storiografia filosofica.

   Da un lato, infatti, i platonici inglesi vengono letti alla luce del razionalismo religioso come progressivo avvicinamento al deismo, dall’altro come manifestazione di una apologetica cristiana in opposizione al razionalismo di impostazione cartesiana. A costituire il filo conduttore e l’elemento unificante in questa lettura dei Selected Discourses di Smith è il “desiderio naturale di Dio” che consente di illuminare i molteplici piani in cui si articola la speculazione del filosofo inglese: il piano ontologico, quello antropologico e, infine, quello etico. È la natura stessa del desiderio naturale di Dio a comportare «una riflessione a livello psicologico-antropologico e una giustificazione ontologico-metafisica» (p. 67).

   Sul piano psico-antropologico si situa, a giudizio della Serafini, quell’originale ripensamento del ruolo della ragione attraverso la tradizione platonico-cristiana operato da John Smith. La concezione della ragione come «sober reason testimonia la profonda distanza di Smith e degli altri Cambridge Platonists dal razionalismo moderno e dal deismo» (p. 125). Come strumento che consente di innalzarsi a Dio la ragione appare come participata similitudo rationis aeternae e ciò consente di illuminare quell’ambito ontologico nel quale tale nozione di ragione, e l’uomo stesso nel suo complesso, trovano il loro fondamento. È «l’antropologia iconica, ovvero la concezione dell’uomo come immagine di Dio» (p. 140). In virtù di questa antropologia le dinamiche dell’anima umana, il suo tendere all’infinito e, in ultimo, il desiderio naturale di Dio trovano il loro fondamento in Dio stesso (p. 141). In questo modo il desiderio di Dio è un aspetto di quell’ordo amoris che lega ogni creatura al suo creatore. Interessante la sottolineatura del dinamismo che è il carattere ontologico distintivo del mondo creaturale: esso appare il portato più evidente della tradizione platonica e patristica (p. 150).

   L’accurarato esame e la ricostruzione della struttura speculativa dei Selected Discourses, la discussione sui limiti della storiografia filosofica dominante, la messa in luce del ricco patrimonio dei platonici di Cambridge e la sua rilettura da parte di Smith, fanno della monografia della Serafini un contributo importante per una completa conoscenza del pensiero inglese moderno. Appare opportuno segnalare infine l’originale sforzo teoretico – necessariamente sintetico in un volume di carattere prevalentemente storiografico – nel determinare la natura del desiderio naturale di Dio anche oltre lo stesso John Smith attraverso le risorse speculative di un rinnovato spiritualismo cristiano (pp. 74-79).
Consultabile online sul Giornale di filosofia della religione (www.aifr.it)
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