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L'introduzione storica alla filosofia analitica
della religione di Mario Micheletti

di Giacomo Carlo Di Gaetano

   «Mi sono proposto in questo libro semplicemente di illustrare alcune delle principali tendenze recenti nell’ambito della filosofia analitica della religione, mostrando lo sfondo concettuale da cui storicamente sono emerse» (p. 9). Con queste parole Mario Micheletti introduce il suo lavoro dedicato a una delle frontiere della filosofia contemporanea, la filosofia della religione praticata nell'ambito della cultura filosofica di lingua inglese nota anche con il qualificativo di filosofia "analitica". Il libro di Micheletti colma alcune lacune negli studi italiani di filosofia della religione o, più in generale, di filosofia contemporanea. Generalmente, nelle sintesi italiane sulla filosofia della religione alla fine del XX secolo prevalevano gli indirizzi filosofici di carattere ermenutico- fenomenologico, con un’attenzione esclusiva per l’area culturale tedesca. Una attenzione per l’area culturale angloamericana era sostanzialmente ferma ai contributi di Franco Restaino (Filosofia e post-filosofia in America. Rorty, Bernstein, MacIntyre, Franco Angeli, 1990) e di Dario Antiseri (Filosofia analitica e semantica del linguaggio religioso, Queriniana, Brescia, 4a ed., 1991). Unica eccezione a questo stato di cose erano i lavori dello stesso Micheletti, risalenti agli inizi degli anni ’80, e la presenza di filosofi analitici della religione (R. Swinburne, A. Plantinga, D.Z. Phillips) ai colloqui romani “E. Castelli” i cui interventi erano poi pubblicati sulle pagine della rivista “Archivio di filosofia”.

   La seconda lacuna coperta dal libro di Micheletti si trova nei lavori di filosofi italiani che si sono interessati alla distinzione tra filosofia analitica e filosofia contemporanea. In questi lavori la filosofia analitica o era semplicemente filosofia del linguaggio oppure era filosofia linguistica che tentava di superare se stessa, filosofia post-analitica. L'assenza di interesse per la rinascita della filosofia analitica della religione da parte dei filosofi italiani era un elemento che non faceva giustizia al concreto stato di fatto. L'avvertimento generale che sottende l'indagine di Micheletti e che avvia la sua “rassegna schematica” (p. 163), potrebbe essere una indicazione delle ragioni di questa disattenzione; Micheletti segnala come il clima intellettuale della filosofia analitica della religione sia mutato rispetto ai tempi in cui il problema dominante era quello dello status logico della credenza religiosa da determinare all’interno dei criteri posti dal verificazionismo o dall’obiezione falsificazionistica. In questo nuovo clima è possibile intravedere tre tendenze principali del dibattito filosofico-religioso angloamericano. Queste tre tendenze sono: la filosofia della religione neowittgensteiniana (Capitolo secondo), l'epistemologia riformata (Capitolo terzo) e la rinascita della teologia filosofica (Capitolo quarto). Esse nascono dall'implosione del contesto filosofico e culturale da cui la stessa indagine di Micheletti prende le mosse, un contesto segnato dal criterio di significanza verificazionistico e dall’obiezione falsificazionistica rivolta alle proposizioni teologiche: «è difficile rendere conto storicamente di quegli sviluppi (le tre tendenze indicate - ndr) senza considerare le ragioni intrinseche del declino di tali argomenti critici, le difficoltà che si opponevano a una formulazione convincente e non meramente stipulativa del criterio di significanza fattuale, i problemi strutturali presenti nell’impianto logico-epistemologico dell’argomento di Flew, nonché il rischio di fraintendimento riguardo alla struttura essenziale della natura della credenza religiosa insito in quei tentativi di analisi» (p. 14). Il problema storiografico identificato da Micheletti è questo: storicamente, la rinascita della filosofia analitica della religione che si verifica a partire dalla fine degli anni ’60 (tre opere che caratterizzano le tre tendenze sono tutte più o meno contemporanee: God and Other Minds di Plantinga è del 1967, The Concept of Prayer di Phillips è del 1965, The Five Ways di Kenny è del 1969), fa seguito alla scomparsa del clima filosofico dominato dal verificazionismo e dal falsificazionismo.

   Dal punto di vista storiografico però, questa successione non è chiara. Le tre tendenze in cui la rinascita della filosofia della religione prende forma sono la causa del crollo del precedente clima filosofico, o ne sono piuttosto la conseguenza? Le principali componenti del clima che impediva una filosofia della religione erano “l’applicazione al linguaggio religioso del principio della verificabilità empirica” (p. 23-28) e l’obiezione falsificazionistica alla proposizione teistica (pp. 31-35). Come Micheletti illustra (Capitolo primo), queste due componenti erano complicate da altri tentativi di inquadramento filosofico delle credenze religiose: l'applicazione al linguaggio religioso della distinzione tra linguaggio assertivo e linguaggio emotivo (pp. 11-12), la riflessività del problema di Dio così come questo tema si configura nell’opera di John Wisdom (pp. 28-31) e si prolunga nella filosofia della religione neowittgensteiniana, e la reinterpretazione in chiave etica della credenza religiosa, soprattutto R.R Braithwaite (pp. 34 ss.). Nel paragrafo terzo del primo capitolo, dal titolo “Il declino dell’obiezione falsificazionistica e gli sviluppi recenti dell’epistemologia religiosa”, Micheletti presenta lo spaccato delle dinamiche storiche e filosofiche intorno alle quali si avviluppa il quesito storiografico. Contro il breve ma influente scritto di Anthony Flew, Theology and Falsification (1950-1955) si pronunciano infatti i filosofi che poi ritroviamo a rappresentare la tre tendenze principali della filosofia analitica della religione: Plantinga, Phillips, Kenny. L’importanza di questo piccolo scritto è dovuta alla portata generale del ragionamento che Flew vi sviluppa, vale a dire: «la pretesa di pervenire a conclusioni rilevanti riguardo all’intelligibilità del teismo muovendo da comuni regole logiche concernenti l’asserzione ed escludendo una generale teoria del significato (o un criterio generale di significanza cognitiva)» (p. 38). Le tre tendenze dell’attuale filosofia analitica della religione rappresentano allora una graduale risposta a questo tentativo di svuotare di senso la riflessione filosofica sulla religione riconducendola totalmente sul piano delle articolazioni logiche e linguistiche. Nell'epistemologia riformata, proposta da Wolterstorff, Alston e soprattutto da Plantinga (pp. 93-124), è evidente la presenza sia di un’apologetica negativa, volta a sminuire il potere decisionale delle analisi logico-formali, sia di una parte più costruttiva nella quale si tenta di imporre all’attenzione della filosofia analitica contemporanea, anche solo restando sul piano de jure del dibattito filosofico (razionalità o meno della credenza religiosa), l'importanza della dimensione de facto - verità e consistenza - della credenza e delle convinzioni religiose. Nella filosofia della religione wittgensteiniana, soprattutto in colui che è considerato il suo rappresentante più insigne, D.Z. Phillips (pp. 55-92), è preponderante l’attenzione per la genesi dei concetti della filosofia della religione e in questa attenzione è fondamentale l’impegno a denunciare tutte le infrazioni alla peculiarità dell’ambito religioso in cui nasce e si consolida la credenza. Nella tendenza indicata da Micheletti come “teologia filosofica” (pp. 125-162) è chiaro che l’atteggiamento di fondo delle analisi su Dio e sui suoi attributi, un'analisi dai toni chiaramente metafisici, si situa agli antipodi dell’obiezione di Flew.

   La rassegna fatta da Micheletti ricostruisce le vicende intellettuali dei singoli pensatori e delle tre tendenze, ma segnala puntualmente anche le critiche e le obiezioni che si levano all’interno di queste tre tendenze e indica le possibili alternative interpretative che possono essere avanzate sul loro significato generale. La descrizione della terza tendenza, al di là della descrizione dell'opera del filosofo che maggiormente la esprime, l'inglese Richard Swinburne, presenta un interessante paragrafo sulle relazioni tra la rinascita di teologia filosofica e le altre due tendenze, apparentemente tese a screditare e impedire un discorso su Dio e sui suoi attributi completamente avulso da dimensioni non proposizionali e condotto con metodi di analisi che sembrano tornare indietro nel tempo. Nel paragrafo a cui facciamo riferimento, "Il concetto di Filosofia della religione" (pp. 134-141), Micheletti analizza queste tensioni nella prospettiva del dibattito terminologico con il quale si tende a riassumere l'intero panorama della riflessione filosofica sulla religione in ambito analitico. Si tratta cioè di una semplice "teologia filosofica", il cui statuto e la cui rilevanza sono da accertare, oppure il concetto di "filosofia della religione" è un concetto maggiormente comprensivo che riesce meglio a contenere tutto il fenomeno? Giustamente il paragrafo ha un carattere descrittivo, anche in ragione di alcune difficoltà oggettive riscontrabili nella storia delle idee. Per quanto riguarda la comprensività del concetto di "filosofia della religione" troviamo questa osservazione: «Nella contemporanea filosofia analitica della religione è difficile tuttavia rintracciare un significato univoco di 'filosofia della religione'» (p. 134). Sottoscrivendo in pieno questa precauzione, possiamo però dire che potrebbe essere intravista una articolazione abbastanza netta tra filosofia della religione e teologia filosofica. L'articolazione è evidente allorquando la prima, a differenza della seconda, riflette maggiormente, mediante l'analisi della credenza religiosa e della genesi della concettualità religiosa, sul senso in cui lo stesso pensiero filosofico debba rapportarsi alla religione, a una religione positiva come il cristianesimo e perfino alla dimensione più proposizionale del cristianesimo, il suo "credo". La teologia filosofica, intesa come analisi degli attributi di Dio, sembra godere dello spazio nuovo che la filosofia della religione ha aperto a questo tipo di indagine dopo che ha segnalato la liceità di una filosofia che arriva a costruirsi avendo già in sé delle presupposizioni. In questa interpretazione filosofia della religione, ovviamente, deve essere intesa nel senso della preminenza del genitivo oggettivo.
Consultabile online sul Giornale di filosofia della religione (www.aifr.it)
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