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Brevi note sui Metaphysische Anfangsgründe.
A partire da una recente edizione italiana

di Hagar Spano

   In una significativa lettera dell'8 giugno 1795 il kantiano Johann Gottfried Kiesewetter confidava al maestro ormai settantenne: « È per me un fenomeno molto sorprendente che, mentre tutti gli altri Suoi scritti sono stati usati, spiegati, riassunti, commentati, ecc., molto poco ci si è finora occupati dei Primi princìpi metafisici della scienza della natura. Non so se non si riconosce l'infinito valore di questo libro o se lo si trova troppo difficile ». Nell'introdurre questa edizione italiana dello scritto, che coniuga un agile apparato critico a una traduzione che di fatto non accentua la ruvidità dello stile kantiano né intende al contrario neutralizzarla a tutti i costi mediante artificiose forzature ermeneutiche, Silvestro Marcucci rileva che ambedue le ipotesi sollevate da Kiesewetter devono essere considerate. Infatti tanto "lo spirito idealistico del tempo" quanto "la tematica di per sé difficile e non sempre esposta con quella linearità necessaria per una agevole comprensione" (Introd., p. 13) hanno contribuito a ostacolare la diffusione dei Metaphysische Anfangsgründe, sottraendo allo scritto l'importanza che pure avrebbe meritato di conservare nel quadro della Rezeptionsgeschichte del Criticismo. Eppure, come non manca di rilevare il Curatore e come del resto ampiamente si evince sin dalla densa Prefazione di Kant, è evidente il carattere di continuità teoretica che accomuna questo a altri suoi scritti e che contribuisce perciò a collocare piuttosto agevolmente queste pagine nella più ampia ottica della complessiva produzione del filosofo di Königsberg.

   Del resto se è vero, come è noto, che la Critica della ragion pura ha conosciuto un periodo di gestazione di quasi un decennio, altrettanto evidente è ciò, che l'epistolario kantiano attesta in maniera inequivocabile che l'intenzione del Nostro di redigere uno scritto sui Primi princìpi della conoscenza naturale (die natürliche Weltweisheit, secondo la dizione del tempo) risale almeno al 1765. Non sorprende pertanto che nelle pagine di questo scritto del 1786 che «ci rivela motivi di carattere sia generale che particolare tipici della filosofia kantiana» (Introd., p. 18) si depositino preoccupazioni teoretiche e istanze metodologiche che è dato di riscontrare, in maniera trasversale, in differenti epoche del lungo e complesso itinerario intellettuale di Kant. E così, se può forse stupire la ripresa dell'antico problema costituito dal rapporto tra "forze vive" e "forze morte" discusso dal Kant ventitreenne dei Gedanken von der wahren Schätzung der lebendigen Kräfte (1747), non stupiscono certo i cospicui riferimenti ai Prolegomena (1783), segnatamente nelle pagine in cui riaffiora la distinzione tra "fenomeno" (Erscheinung) e "concetto di esperienza" (Erfahrungsbegriff); ovvero alla prima Critica, dalla quale questo scritto mutua di fatto la propria architettura noetica, come attestato per es. nel caso della distinzione tra "funzione logica" e categoria in senso stretto; o ancora, e si pensi nella fattispecie al ricupero della tematica degli "opposti incongruenti", a alcune delle opere redatte nel periodo comunemente noto come "precritico". E tuttavia, pur fatta salva la rigorosa coerenza teoretica attestata dalle pagine di questo scritto, resta il dato impietoso della scarsissima diffusione dei Princìpi e della considerazione ancor più scarsa che essi hanno raccolto tanto presso gli interpreti di Kant quanto presso quei "matematici" (i mathematische Naturforscher citati nel testo) ai quali in uno slancio di ecumenismo epistemologico egli pure fa esplicitamente appello nel suo Vorwort (p. 35). Ma di quale tematica propriamente si discute nell'opera? Il titolo, Primi princìpi metafisici della scienza della natura, anticipa puntualmente ciò che Kant in piena conformità alle linee programmatiche della Transzendentalphilosophie più diffusamente argomenterà nella ricca Prefazione dello scritto. In breve: si dà una scienza della natura propriamente detta, che tratta i propri oggetti secondo princìpi a priori e la cui certezza è perciò apodittica; e una scienza della natura impropriamente detta, la quale tratta i propri oggetti secondo leggi di esperienza e organizza pertanto una conoscenza semplicemente empirica.

   E però dei princìpi che regolano quest'ultima, « in quanto leggi casuali insegnate dalla pura e semplice esperienza, non si possono addurre fondamenti a priori. Ogni scienza della natura in senso proprio necessita dunque di una parte pura, sulla quale possa fondarsi la certezza apodittica che la ragione cerca in essa »; ma filosofia pura o metafisica è, soggiunge Kant, proprio una tale « conoscenza razionale pura da semplici concetti »: sicché ne consegue che la scienza della natura propriamente detta presuppone necessariamente la "metafisica" della natura. Il compito di una metafisica della natura è principalmente quello di attendere all'opera di "fondazione" riconducendo le molteplici determinazioni empiriche a princìpi più generali. In concreto, suggerisce Kant, si tratta di « far passare » il concetto di materia – oggetto dell'intuizione sensibile – attraverso le quattro funzioni dell'intelletto (per intenderci, le categorie della quantità, qualità, relazione e della modalità). Il procedimento, che consiste conseguentemente nella riconduzione delle caratteristiche essenziali della materia stessa a princìpi sempre più generali fino a raggiungere in ultimo i quattro gruppi di forme a priori (o categorie) dell'intelletto, sottende alla configurazione epistemologica di altrettante scienze particolari in seno alla più generale scienza della natura: la "foronomia" o "cinematica", la "dinamica", la "meccanica" e la "fenomenologia", alle quali rispettivamente sono dedicati i quattro capitoli che compongono lo scritto. Ognuno dei quattro capitoli si apre pertanto con una particolare definizione di materia, il cui Grundbegriff è – ammonisce il filosofo prussiano – non già l'estensione ma il movimento: « La determinazione fondamentale di un qualcosa che deve essere un oggetto dei sensi esterni, bisogna che sia il movimento ». Pertanto, secondo le indicazioni offerte da Kant, al concetto fondamentale di movimento devono essere ricondotti tutti gli altri predicati della materia: nell'ambito della "foronomia" o "cinematica", in cui si delinea una teoria meramente quantitativa del movimento, l'opera di fondazione metafisica del filosofo consisterà dunque nella riconduzione delle diverse determinazioni di tale movimento alle categorie dell'unità, della pluralità e della totalità (i.e. le tre categorie della quantità); nell'ambito della "dinamica", il movimento verrà viceversa studiato come appartenente alla qualità della materia: le forze di "repulsione" e "attrazione" sono perciò considerate, beninteso sul piano di una "dinamica metafisica", come espressione del reale nello spazio, come negazione della solidità di questo stesso reale e da ultimo nel senso della limitazione che la forza di attrazione esercita su quella di repulsione; nel quadro della "meccanica" si prenderà vieppiù in considerazione « la materia in relazione reciproca, per mezzo del movimento ad essa proprio » – vale a dire – « come ciò che si muove, nella misura in cui ha, come tale, una forza motrice »: e di conseguenza ci si richiamerà alle categorie di "sostanza", "causalità" e "reciprocità", che per così dire compongono quella di "relazione", per rendere ragione di altrettante leggi della meccanica (di "sussistenza", "inerzia" e "reazione"); infine la pseudoscienza rappresentata dalla "fenomenologia", quarta e ultima parte di un sistema della reine Naturwissenschaft, determina le modalità del movimento rispetto alle rappresentazioni fornite dalle tre "scienze particolari" precedentemente indicate (la "cinematica", la "dinamica" e la "meccanica"): tali scienze risultano di fatto rispettivamente caratterizzate dalla possibilità, dalla realtà e dalla necessità del movimento della materia, vale a dire dalle tre categorie della modalità.
Consultabile online sul Giornale di filosofia della religione (www.aifr.it)
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