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Martin Buber, Due tipi di fede

di Nunzio Bombaci

   Solo al declinare del secolo appena trascorso la cultura filosofica del nostro paese ha riconosciuto la statura filosofica di Martin Mordechai Buber come attestano, tra l'altro, l'ampliarsi della letteratura critica che lo riguarda e le recenti riedizioni di alcuni suoi libri. Nei paesi anglosassoni gli studiosi di filosofia e teologia - nonché di ambiti disciplinari quali la pedagogia, la psicologia e la sociologia - hanno invece tributato già molti anni prima grande attenzione all'opera di questo autore che, nelle parole di Reinhold Niebhur, è stato "testimone di quella verità che è richiesta dall’anima non come essere solitario, ma socievole".

   La riflessione di Martin Buber ha un valore che regge bene alla prova del tempo: i suoi libri sono e resteranno ancora altrettanti "rimandi" (Hinweise) alla relazione con il tu umano e con l'Eterno. È questa a costituire per lui l'unum necessarium, la realtà prima e ultima che dischiude all'uomo il senso. Buber è senz'altro tra i più autorevoli filosofi del Novecento che hanno inteso dire "cose nuove con le vecchie parole ebraiche", per ricorrere a una espressione cara al suo amico Franz Rosenzweig. Il pensiero dialogico, invero, trae alimento proprio dall'universo di senso dischiuso dalla Bibbia, intesa quale storia della "difficile" relazione che l'Eterno instaura con l'uomo. Si tratta di un dialogo reale, e pertanto esposto al rischio dell'infedeltà da parte di quel partner, proclive al tradimento e al rifiuto, che è la creatura umana. Il pensiero buberiano dispiega la sua attitudine dialogica in un amplissimo ambito di problemi; in particolare, la riflessione sul rapporto tra ebraismo e cristianesimo impegna l'autore per lungo tempo, fin dai primi anni del Novecento. Il libro qui proposto - Zwei Glaubensweisen ovvero "Due tipi di fede", nella edizione italiana del 1995 curata da Sergio Sorrentino – costituisce la sintesi di tale riflessione. Esso fu pubblicato originariamente nel 1950, ottenendo una notevole fortuna editoriale nei paesi di lingua inglese. Il saggio, concepito come un contributo filosoficamente rigoroso al chiarimento della differenza tra le due fedi, ha trovato critici attenti e talora severi, prima che all'interno dell'ebraismo, in alcuni eminenti filosofi e teologi cristiani. Molto diverse sono state le valutazioni espresse dagli studiosi circa il valore scientifico della tesi fondamentale dell'opera, secondo la quale i due "tipi" o "generi" (Weisen) esclusivi in cui si modula la fede - "l'avere fiducia in Qualcuno" e "il ritenere per vero qualcosa" - sono rappresentati nella storia, rispettivamente, dalla fede ebraica, ovvero dalla emunà, e da quella cristiana, che per l'Autore è pístis. La tesi che informa il libro si presta invero a rilievi di varia natura, segnatamente sul piano filologico e storico. Tuttavia, al di là delle critiche che si possono avanzare al riguardo, esso resta una testimonianza di grande coraggio intellettuale: Buber affronta il problema del rapporto tra ebraismo e cristianesimo a pochi anni da Auschwitz. La emunà ebraica è, nella prospettiva dell'Autore, testimoniata da figure quali Abramo, Mosè, Giobbe, ed è al fondo della fede di Gesù di Nazareth. Buber vuole porre in rilievo l'essere ebreo di Gesù, la cui predicazione, nel fare appello alla decisione - alla conversione - segue autenticamente la linea tracciata dalla fede dei profeti. La caratterizzazione vivida che Buber offre della figura di Gesù costituisce il secondo nucleo fondamentale dell'opera.

   Il terzo motivo di interesse del libro va ravvisato nel tentativo di rintracciare la genesi della differenza tra le due fedi, gli eventi e le figure storiche all'origine della diastasi tra emunà e pístis. All'inizio della seconda non è per Buber il Gesù storico, che permane nella emunà, ma sono l'evangelista Giovanni e, soprattutto, l'apostolo Paolo. Pur se la riflessione proposta in Due tipi di fede evidenzia dei limiti in ordine alla comprensione del cristianesimo quale "fede dialogica", va apprezzato l'esito della ricerca buberiana, condotta nella consapevolezza che le due fedi debbano rivolgersi mutuamente la parola, soprattutto nei periodi di crisi spirituale, in quanto "hanno bisogno" l'una dell'altra.
   Riferimenti bibliografici essenziali. Una bibliografia completa delle opere di Martin Buber pubblicate fino al 1966 - a cura di M.S. Friedman, autorevole biografo dell'Autore - è in: AA.VV. The Philosophy of Martin Buber, a cura di Paul Arthur Schilpp e Maurice Friedman, Open Court, La Salle (Illinois) 1967, pp 747 –786. Tra le bibliografie in italiano, segnalo quella curata da A. Poma in M. Buber, Il principio dialogico e altri saggi, San Paolo, Cinisello Balsamo 1993 (nota bibliografica alle pp.36-53; alle pp.40-53 un'accurata bibliografia relativa alla letteratura secondaria pubblicata tra il 1909 e il 1989). Tra gli studi riguardanti il pensiero religioso di Buber, mi limito a citare: AA.VV., La Filosofia del dialogo. Da Buber a Lévinas, a cura di M. Martini, Cittadella, Assisi 1990; AA.VV., Martin Buber. A centenary Volume, a cura di H.Gordon, Ktav Publishing House, New York 1994; AA. VV., Martin Buber. A contemporary Perspective, a cura di P.R. Mendes-Flohr, Syracuse University Press, Syracuse 2002. AA.VV, Martin Buber. L'homme et le philosophe, Institut de Sociologie de l'Université Libre de Bruxelles, Bruxelles 1968; Baccarini, E., Responsabilità e relazione in Martin Buber, in AA.VV., Passione dell'originario. Fenomenologia ed ermeneutica dell'esperienza religiosa, a cura di E.Baccarini, Studium, Roma 2000, pp. 301-310; Biser, E., Buber für Christen, Herder, Freiburg im Breisgau 1988; Bombaci, N., Ebraismo e cristianesimo a confronto nel pensiero di Martin Buber, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2001; Casper, B., Das Dialogische Denken. Eine Untersuchung der Religionsphilosophischen Bedeutung Franz Rosenzweigs, Ferdinand Ebners und Martin Bubers, Herder, Freiburg im Breisgau 1967; Di Cesare, D., Ebraismo, dialogo, scrittura nel pensiero di Martin Buber, in AA.VV., Filosofia ed ebraismo, a cura di K.Tenenbaum e P.Vinci, Giuntina, Firenze 1993; Miano, F., Eclissi di Dio e sospensione dell’etica in Martin Buber, in AA.VV., La Sho‘ah tra interpretazione e memoria, a cura di P.Amodio, R. De Maio e G. Lissa, Vivarium, Napoli 1998, pp.701-6; Ricci Sindoni, P., Martin Buber. La freccia e il turcasso, in AA.VV., La sentinella di Seir. Intellettuali nel Novecento, Studium, Roma 2004, pp.277-306.
Consultabile online sul Giornale di filosofia della religione (www.aifr.it)
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