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   Il Convegno di Roma del 22 giugno 2002 è stato scandito da tre relazioni base, a ognuna delle quali ha fatto da contrappunto una replica puntuale e una fitta discussione che ha coinvolto gran parte dei partecipanti. La prima relazione è stata svolta dal Prof. Giuseppe Limone (della Seconda Università di Napoli) sul tema Creazione estetica e fede religiosa. Arte e religione fra poiesis e verità; a essa ha replicato il Prof. Gerardo Cunico (dell'Università di Genova). La tesi dibattuta è stata quella del rapporto, sia pure problematico, tra esperienza estetica e esperienza religiosa. In effetti, secondo quanto sostenuto, ambedue sono incentrate su una "eccedenza", benché dotata di un vettore diverso: nella religione gioca il rimando al trascendente ovvero all'origine, nell'arte invece il rimando a un mondo oggettivo (quello creato dalla "poiesis").

   Ma la cosa più significativa è che in ambedue le esperienze della eccedenza "l'eccedente si dà forma", ossia produce risonanze che si costituiscono in un "mondo". D'altra parte ambedue sono caratterizzate da una creatività che incrocia la sfida dell'eccedenza, e che si avvale di un linguaggio peculiare, come il simbolo (la religione) e la metafora (l'arte). Infine ambedue fanno ricorso, anche se in maniera differente, alla articolazione di due logiche, quella della generalizzazione e quella della simmetria. Ora nella discussione sono emersi due problemi centrali, i quali sono inerenti a due nodi cruciali toccati nella relazione. Il primo è quello del rimando all'origine, che sembra peculiare del religioso ma nel contempo pare in contrasto col riferimento essenziale al "telos" ovvero all'ultimo, che pure qualifica in maniera così significativa il mondo religioso. Il secondo è quello del riferimento all'altrove, che mentre sembra accomunare arte e religione, entra in urto con la prospettiva maturata dalla fede religiosa (si pensi, ad esempio, alla fede dell'uomo adulto tematizzata da Bonhoeffer), che rifiuta di pensare l'altrove come un "altro mondo".

   La seconda relazione è stata sviluppata dalla Prof.ssa Francesca Brezzi (della Università di Roma Tre) sul tema Pensare la religione oggi: l’itinerario estetico in un labirinto di significati. A essa ha replicato il Prof. Adriano Fabris (dell'Università di Pisa). La tesi svolta si è mossa sulla linea di una riabilitazione dell'immaginazione, quale facoltà non già dell'illusione bensì della "apparenza vera" (ovvero dell'essere reale dell'apparenza). Di qui sono state ricavate una serie di prospettive che interessano l'intreccio di arte e religione: il libero gioco delle varie facoltà umane, sottratto alla razionalità strategica sequestrata dallo scopo e dalla efficacia della sua consecuzione; la capacità di creare distanza, e dunque di promuovere razionalità critica, contro l'infausto connubio tra immaginazione e percezione; infine la creatività festosa, quale antidoto del nostro mondo atrofizzato, in cui si va dileguando il legame col trascendente. La fitta discussione che ha fatto seguito a questa relazione ha evidenziato due punti di grande spessore aporetico. Il primo concerne la comprensione dell'apparenza vera; essa può essere convenientemente pensata soltanto declinando la "potenza della manifestazione", e dunque chiamando in causa l'immaginazione della libertà più che la libertà della immaginazione. Il secondo invece investe il tema del tragico ovvero del male; qui la domanda è: come il paralitico può essere trascinato nella danza? Oppure, secondo un'altra visuale analoga, come è possibile il bello sul volto dell'idiota?

   La terza relazione, della Prof.ssa Nynfa Bosco (dell'Università di Torino), è stata incentrata su Estetica e teologia dell'icona. A essa ha replicato il Prof. Pietro Birtolo (dell'Università di Lecce). La tesi proposta ha intrecciato due dimensioni istitutive della estetica iconica: la rivelazione, in forza della quale l'icona presentifica e realizza ciò che significa; e la simbolicità, nella cui prospettiva si attua un rinvio a una alterità (una trascendenza) che si consegna al finito e al sensibile. Nella discussione che è seguita sono venuti in luce due problemi che hanno assillato la ricerca filosofica fin dai primordi. Il primo è legato all'impossibilità di dare figura, e dunque forma, a ciò che trascende ogni forma e figura. Il secondo riguarda la funzione di mediazione operata dall'immagine iconica: essa, mettendo in rapporto il sensibile e il soprasensibile in realtà assume la funzione che la riflessione filosofica assegna al simbolo.