La sfida sembra essere
quella di un’universalità capace di tollerare
e quindi integrare il diverso, anche nella sua iniziale
intolleranza. Sollecitato da un intervento di Sergio
Sorrentino, che critica il concetto di identità
come criptoclericale e vede la religione come trascendimento
dell’identità, Filoramo ribatte che quello
dell’identità è uno pseudoproblema,
che una identità pura non esiste e che lo stesso
concetto di identità è uno strumento di
lavoro debole.
Con la seconda relazione, Marco Ravera dell’Università
di Torino affronta il tema: Il pluralismo religioso
come problema filosofico. Il pluralismo religioso
non è un problema soltanto politico né
religioso, ma filosofico. Solo la filosofia infatti
dialoga con la religione senza assimilarla, ma smussandone
la pretesa di verità e la violenza. Il problema
è quale filosofia — e Ravera,
prendendo le distanze dal pensiero debole, propone un’ermeneutica
forte, come quella di Pareyson o Ricoeur. In questa
prospettiva la fedeltà all’essere comporta
una strutturale dimensione etica, ma soprattutto le
diverse interpretazioni non dissolvono la verità.
Una ermeneutica forte rispetta la verità nella
sua trascendenza, senza cercare di ridurla a oggetto
disponibile. Il vero pluralismo religioso non è
semplice coesistenza delle diversità e nemmeno
la loro unificazione o inclusione, ma il riconoscimento
di una comune radice veritativa. Per questo, come testimoniano
Franz Rosenzweig e Simone Weil, non ha senso cambiare
religione per approfondire la conoscenza della trascendenza.
Il vero pluralismo è freddo, non entusiasta.
Il dialogo vero è una ferita per il soggetto,
poiché implica la perdita di sé, del proprio
io, della propria cultura e identità: solo chi
ha perso la propria vita la ritroverà.
Emilio Baccarini dell’Università di Roma
"Tor Vergata" è intervenuto nella veste
di respondent, sostenendo che il pluralismo,
come la religiosità, è un dato antropologico
originario: non vi è dunque alcuna necessità
di fondarlo. Solo da dentro la fede
è possibile far partire il dialogo. La religione
è il racconto della fede, quindi un’oggettivizzazione,
una sistematizzazione che rischia di oscurare la fede
stessa. Ogni discorso su Dio è perciò
parziale (una “congettura”, secondo Cusano);
quindi, come ricorda Heschel, «le teologie dividono
e la fede unisce». La prospettiva filosofica corretta
è pertanto quella ermeneutica: una filosofia
del finito di fronte all’essere infinito, quindi
inafferrabile e inesauribile. |
Con la terza relazione
— intitolata La verità della religione
di fronte alla pluralità delle religioni. Una
prospettiva della teologia protestante —
Hermann Fischer dell’Università di Amburgo
descrive un ampio panorama storico. All'interno di esso
egli evidenzia alcuni dei punti essenziali del patrimonio
occidentale radicato nella cultura anche biblica e cristiana
(spesso nonostante le chiese). La moderna distinzione
di politica e religione affonda le sue radici nel Nuovo
Testamento, in Agostino d’Ippona, Lutero, i giuristi
moderni e nel pensiero illuminista. Accanto a quella
fondamentale distinzione cresce la consapevolezza della
dignità umana a partire dallo stoicismo antico,
per approdare all’elaborazione dei diritti umani.
Un terzo pilastro è quello della tolleranza,
concetto che presuppone il conflitto di valori e verità
differenti. In seguito alle guerre di religione, furono
i giuristi e i politici a dover imporre la tolleranza
alle chiese, nonostante il Nuovo Testamento sia di per
sé tollerante (riferimento alla parabola della
zizzania e del grano da non separare).
Paola Ricci Sindoni dell’Università di
Messina rimanda infine al concetto di rivelazione
quale motivo dell’eccedenza veritativa della fede
rispetto alla religione. La fede è il ponte tra
la rivelazione divina e la religione umana, dunque l’anima
del corpo religioso. Le diverse mistiche tematizzano
questa eccedenza, proponendosi quale potenziale terreno
d’incontro per il dialogo interreligioso. L’interesse
mostrato dal pubblico intervenuto, l’attualità
e la ricchezza del dibattito insieme alla pluralità
delle prospettive emerse attestano che il tema non può
dirsi esaurito, bensì richiede ulteriori riflessioni.
I documenti e i materiali del Convegno sono stati pubblicati
nel volume La
filosofia di fronte alla pluralità delle religioni,
Roma 2007. |